Isola giapponese vietata alle donne potrebbe diventare patrimonio mondiale dell’Unesco

Okinoshima è una piccola isola al largo della costa del Giappone continentale, raramente visitata, presto l’interesse generale potrebbe cambiare poiché l’organo consultivo del Consiglio internazionale sui monumenti e siti, l’ha raccomandata per inserirla come patrimonio mondiale dell’Unesco.
The Japan Times ha riferito che la raccomandazione probabilmente sarà sostenuta durante una riunione del Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco che si svolgerà dal 2 al 12 luglio 2017 a Cracovia, in Polonia. L’esito positivo – a detta di alcuni osservatori – farebbe ottenere a Okinoshima il riconoscimento internazionale del nome dell’isola e probabilmente attirerebbe l’interesse dei viaggiatori, ma allo stesso tempo, per alcuni veti,  escluderebbe molti futuri turisti:  le donne non hanno il permesso di mettere piede sull’isola; i sacerdoti che vivono sull’isola permettono a un numero ristretto di 200 uomini di fare visita un solo giorno a maggio in occasione di un festival annuale.
L’isola di 197 ettari vive nella tradizione dello Shintoismo una religione difficile da classificare. E’ sede del santuario di Okitsu, uno dei tre piccoli splendori che si trovano su tre distinte isole vicine, insieme costituisce il Grande Sacrario Munakata. I santuari onorano tre divinità che, secondo la leggenda, erano i figli di Susanoo-no-Mikoto, dio del mare e delle tempeste. Il santuario di Okitsu, ad esempio, onora la dea Tagorihime.
Le acque attorno a queste isole tra il quarto e il nono secolo erano sede d’importanti itinerari commerciali tra Giappone, Cina e la penisola coreana. I santuari erano un riferimento per chiedere agli dèi di proteggere le navi. I fedeli in quel periodo hanno donato ai santuari circa 80.000 offerte, composte di spade, perline e specchi, diventati patrimonio nazionale del governo giapponese.
Le antiche tradizioni e gli 80.000 manufatti sono i motivi per cui l’isola potrebbe diventare patrimonio mondiale dell’Unesco, nonostante molte rigide regole dell’isola come quella del divieto alle donne. Ci sono diversi documenti storici che spiegano questo divieto, gli esperti credono che sia a causa delle mestruazioni che potrebbero contaminare il sito, lo Shintoismo considera impurità il sangue.
La BBC riporta che solo alcuni uomini dopo aver strisciato nudi ed eseguito un rituale di pulizia possono mettere piede sull’isola. Nessuno di loro al ritorno sulla terraferma può portare via un souvenir, neanche un filo d’erba. I dettagli di questo rito sono poco chiari, poiché nessuno dei partecipanti ha il permesso svelarli.
Gli uomini (solo 200 scelti per partecipare), possono visitare l’isola il 27 maggio, durante la festa annuale che si tiene per “confortare gli spiriti dei servi giapponesi e russi morti nel 1905 durante la Battaglia Navale del Mare del Giappone vicino a Okinoshima. Il resto dell’anno i sacerdoti del Sacrario di Munakata sono le uniche persone che vivono sull’isola.
Andrew S. Wright del National Geographic, ha detto che l’isolamento ha prodotto danni all’isola. I ratti predatori hanno preso il sopravvento, la loro diffusione non è stata contrastata dall’interferenza umana, minacciano la presenza degli uccelli perché divorano i loro piccoli.
La potenziale inclusione di Okinoshima come patrimonio mondiale, è contrastata pubblicamente dalla Società universale dell’induismo (Universal Society of Hinduism), ha invitato l’Unesco a non includere nell’ordine del giorno l’isola di Okinoshima o rifiutarla a meno di una garanzia del Giappone ad ammettere le donne in questa isola al pari degli uomini.
Rajan Zed presidente della Società universale dell’induismo ha detto:
«Le donne meritano uguali diritti e opportunità, questa discriminazione di genere nell’isola deve finire perché è inappropriata e fuori tempo». Citando la scrittura indù ha aggiunto: «Dove le donne sono venerate, gli dèi sono contenti, dove non sono venerate, nessun rito darà frutto».
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) ha 1.052 siti di patrimonio mondiale, sono considerati luoghi di “eccezionale valore universale” che soddisfano almeno uno dei diversi dieci criteri che rappresentano “un capolavoro di creativa genialità umana”. Una testimonianza unica o almeno eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o che è scomparsa”.

Okinoshima è sacra, le sue regole non cambieranno
L’ufficio comunale Munakata dopo la notizia dell’imminente richiesta per il patrimonio dell’Unesco, è tra le istituzioni che sono state inondate di richieste da parte di agenzie di viaggio desiderose di programmare gite in barca ed escursioni nell’isola per aspiranti turisti.
L’isola è stata raramente visitata, anche per la presenza del santuario scintoista che rifiuta l’accesso alle donne.
I residenti locali hanno sentimenti contrastanti, il riconoscimento dell’Unesco aumenterebbe la consapevolezza globale d’importanza storica dell’area ma minaccerebbe l’esistenza dei loro isolati santuari.
La sacralità di Okinoshima è rispettata profondamente dalla gente del posto, Nakamura un pescatore locale ha detto: «E’ un’isola, dove risiedono gli dei, non vogliamo che la gente avvicini gli dei, senza la debita riflessione».
Taisha, Takayuki Ashizu, sommo sacerdote a Munakata è tra quelli che si oppongono a vedere Okinoshima diventare una semplice meta turistica, ha detto:
«Okinoshima non sarà aperta al pubblico anche se sarà iscritta nell’elenco delle eredità culturali dell’Unesco, non vogliamo che sia visitata dalle persone solo per curiosità».