Il Parkinson in tre minuti può essere diagnosticato con tamponi cutanei

Lo studio, pubblicato nella rivista Journal of the American Chemical Society, ha scoperto che esistono lipidi ad alto peso molecolare che sono sostanzialmente più attivi nelle persone affette dal morbo di Parkinson.
I ricercatori dell’Università di Manchester hanno utilizzato tamponi di cotone per campionare le persone e identificare i presenti composti con la spettrometria di massa. Il metodo sviluppato prevede la spettrometria di massa a ionizzazione su carta, combinata con la separazione della mobilità ionica, può essere eseguito in soli 3 minuti dal tampone ai risultati.
Perdita Elizabeth Barran professoressa di spettrometria di massa all’Università di Manchester, ha guidato la ricerca, ha dichiarato:
«Siamo particolarmente entusiasti di questi risultati, ci avvicinano alla realizzazione di un test diagnostico per il morbo di Parkinson che potrebbe essere utilizzato in clinica».
La ricerca ha utilizzato un gruppo campione di 79 persone affette da Parkinson confrontato con un gruppo di controllo sano di 71 persone. Lo studio è nato dall’osservazione di Joy Milne, una donna di 72 anni che vive a Perth, in Scozia, ha una capacità fuori dal comune: grazie al suo sviluppato olfatto può riconoscere il caratteristico odore emanato da chi ha il morbo di Parkinson. Se n’è accorta per la prima volta quando suo marito, Les, aveva 33 anni. All’improvviso il corpo dell’uomo aveva iniziato a emettere un odore diverso dal solito, più muschiato e sgradevole. Dodici anni dopo, i medici hanno scoperto che Les aveva il morbo di Parkinson.
Joy Milne è affetta da iperosmia ereditaria – un’accentuata sensibilità agli odori – è stata utilizzata per scoprire che il Parkinson ha un odore distinto che è più forte nei punti in cui il sebo si accumula sulla schiena del paziente ed è meno spesso lavato via.
Il sebo è una secrezione oleosa proveniente dalle ghiandole sebacee sotto la pelle, collegate al sistema endocrino. Gli scienziati hanno scoperto che il sebo ricco di metaboliti endogeni idrofobici, può essere utilizzato come biofluido diagnostico.
L’alterazione della produzione di sebo è una caratteristica ben riconosciuta del Parkinson. La nuova procedura di campionamento è semplice e non invasiva: il sebo è raccolto in ambulatorio dalla parte superiore della schiena dei pazienti e inviato al laboratorio con la posta ordinaria.
Depanjan Sarkar ricercatore associato all’Università di Manchester, sulla nuova tecnica ha detto:
«Il sebo è trasferito su carta da filtro dal tampone di campionamento, quindi lo tagliamo a triangolo, aggiungiamo una goccia di solvente, applichiamo una tensione e questo trasferisce i composti dal sebo allo spettrometro di massa. In questo modo troviamo più di 4.000 composti unici, di cui 500 sono diversi tra le persone affette dalla malattia di Parkinson e quelle di controllo».
Il team di ricercatori dell’Università di Manchester ritiene che questo sia un importante passo avanti verso un metodo clinico per la diagnosi di conferma del Parkinson, per il quale ad oggi non esiste un test diagnostico basato su biomarcatori.
Monty Silverdale, responsabile clinico di questo studio, ha dichiarato:
«Il nuovo test ha il potenziale per migliorare enormemente la diagnosi e la gestione delle persone affette dalla malattia di Parkinson».
L’obiettivo attuale e futuro è tradurre questi risultati in un test di utilità clinica. Il nuovo entusiasmante lavoro apre anche la porta alla possibile diagnosi di altre malattie attraverso l’analisi del sebo non invasiva. Il team di ricercatori insieme all’Università di Manchester, a tal proposito hanno avviato la società Sebomix Ltd.

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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