Il lungo, tortuoso, incredibile affascinante processo di creazione di un carattere cinese

L’alfabeto italiano è composto di ventuno lettere, nella pratica sono utilizzate anche altre 5 lettere (lettere straniere) ma si parla in questo caso di alfabeto latino. L’alfabeto inglese ha 26 caratteri, quello cinese ha un sistema di scrittura radicalmente diverso: per leggere un giornale, è necessario conoscere circa 2.000 caratteri, per un romanzo 3.000. Alcuni dizionari contengono più di 85.000 caratteri.
Un risultato pratico di questo sistema di scrittura cinese è che la creazione di un nuovo tipo di carattere è frutto di una straordinaria impresa di lavoro. Un disegnatore di font da solo non può progettare il prossimo Helvetica in una settimana. Il giornalista Nikhil Sonnad su Quartz ha pubblicato un articolo su come avviene questo processo.
Winston Su, co-fondatore di Justfont, una startup di Taiwan specializzata sulla realizzazione di font attraverso il web, ha detto:
«Tutto inizia con la ricerca, nella maggior parte dei casi, la fase di ricerca dura un intero anno. L’obiettivo di questo processo nell’arco di un anno è di prendere un’idea confusa per un nuovo ipotetico carattere tipografico, e svilupparlo in un insieme di poche centinaia di “personaggi rappresentativi“, sono questi che impostano il tono per le migliaia di personaggi da seguire. I caratteri latini sono progettati in modo simile, ma la scala è completamente diversa».
Steve Matteson disegnatore di font in diversi sistemi operativi dei computer, integrati in console per videogiochi, telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici, in un’intervista con Fast Company ha detto:
«Inizio sempre un nuovo carattere tipografico latino con solo un po’ di glifi, per glifo s’intende la forma specifica di un carattere. In alcuni font, la lettera maiuscola A è disponibile in varie forme, ad esempio ornata e in maiuscoletto, utilizzo in particolare le lettere H, O, e V, e n minuscola, o, e d.
La fase di ricerca è parte di progettazione, calligrafia, grammatologia e ricerche di mercato. Tutto può iniziare con qualche vaga idea su come dovrebbe essere un carattere, generalmente inizia con un aggettivo, come accessibile, accogliente, femminile, maschile. Tutti questi aggettivi messi in gioco aiutano a realizzare la forma delle lettere enfatizzando quegli attributi».
Winston Su allo stesso modo per l’idea che è dietro a Janxuan, primo font di Justfont ancora in fase di sviluppo, l’ha descritto come carattere cinese “moderno ma non noioso“. La differenza è che, a causa della grande quantità di lavoro, un carattere cinese non può essere creato da un singolo designer, come spesso accade per quelli latini. Invece un team collaborativo deve iniziare con questo concetto “sfocato” e poi stabilirsi su un design uniforme. E’ questo ciò che bisogna fare nella fase di ricerca.
Jeff Wu, direttore generale di Arphic, spiega:
«La richiesta è completamente cambiata, la gente vuole i font con più personalità, ora grazie ad un maggiore interesse per la personalizzazione e miglioramenti della tecnologia, possiamo creare questi font».
Un cambiamento tecnologico ha interessato la risoluzione dello schermo. Fino a poco tempo fa, gli schermi non erano in grado di gestire le curve sottili e loop più calligrafici dei caratteri cinesi. Infatti, sin dall’avvento dei computer, i più semplici caratteri cinesi non potevano essere rappresentati con precisione o addirittura in modo leggibile. La bassa risoluzione degli schermi per i primi capolavori giapponesi per videogiochi a 8 bit, come quelli su Nintendo Famicom, per le rappresentazioni fonetiche dei personaggi aveva costretto gli sviluppatori a utilizzare l’hiragana, un sistema di scrittura sillabico utilizzato per la lingua giapponese, invece di caratteri kanji, di origine cinese usati nella scrittura giapponese. I caratteri cinesi, come Firefly di Arphic, a bassa risoluzione sono a malapena leggibili, anche se lo schermo è migliorato oltre gli 8 bit. Justfont con risoluzioni più elevate degli schermi degli utenti, rispetto a precedenti lavori di designer di font cinesi si può permettere di offrire un font dalle curve più complesse come il font Jinxuan: può essere visto nel messaggio della campagna Kickstarter su Taiwan per assicurare i potenziali finanziatori che il loro denaro sarà utilizzato per rendere Taiwan più bella.
Un altro grande cambiamento tecnologico è la possibilità di distribuire i caratteri attraverso il web. Justfont e Arphic offrono servizi font per mostrare le pagine web a utenti che non hanno il tipo di carattere installato sul proprio computer. Ciò è stato possibile per un certo numero di anni, ma il font cinese ha sempre posto un particolare problema: con tanti glifi richiede enormi download per gli utenti che in precedenza non hanno visitato il sito, mettendo a dura prova la larghezza di banda per l’utente e il provider. In pratica un font cinese per un singolo stile ha un peso fino a 6 o 7 megabyte, in confronto a un font come il PT Serif che si estende per oltre 100 lingue e pesa solo 1.4 megabyte per quattro stili. Ora i dispositivi di font cinesi per non inviare tutti i 13.000 glifi, per gli utenti abilmente scansionano il testo di una pagina web e inviare solo quelli necessari.
I caratteri cinesi per la loro complessità non possono essere in grado di competere con la varietà di font dell’alfabeto latino, eppure, i produttori di font cinesi stanno sempre più approfittando della maggiore domanda. Aiuta che i clienti sono abituati a pagare molto di più per le licenze di font cinesi, ad esempio, Monotype il colosso produttore di font onnipresenti come Arial e Bodoni, sul suo negozio online chiede 600 dollari per 20 stili del carattere latino Quire Sans, comprende il grassetto, corsivo e altre permutazioni, mentre M Yuen, uno tra i font tradizionali cinesi, costa circa 1.500 dollari per appena tre stili. Il prezzo elevato è applicato anche ai font per le pagine internet cinesi, una crescente fonte di reddito, man mano che progettualmente diventano più veloci da caricare e più attraenti per gli sviluppatori web.
Justfont e Arphic spesso traggono ispirazione dai caratteri tipografici latino, possono indicare la via da seguire. Gerry Leonidas, professore di storia della tipografia presso l’Università di Reading nel Regno Unito, ha detto:
«I progettisti di font stanno cercando di implementare le innovazioni di stile con i caratteri latini, finora rari in font cinesi e giapponesi, ad esempio con ampie varianti, spesso usate per riempire lo spazio orizzontale. Nei prossimi anni tutto sarà destinato a essere più interessante».
Teresa Mou progettista font di Arphic, in conclusione ha detto:
«La maggior parte della gente pensa che sia scontato vedere i caratteri dal computer, non è così, il processo per progettare i font è lungo e faticoso ma è molto divertente farlo».

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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