Il corretto utilizzo di dispositivi DPI evita la diffusione del coronavirus Covid-19

È emerso che molti operatori sanitari hanno contratto il coronavirus Covid-19, nonostante l’uso di dispositivi di protezione individuale (DPI). Utilizzati negli ospedali e in altre strutture sanitarie, solo se sono adoperati correttamente sono fondamentali per garantire la sicurezza di coloro che sono in prima linea nella lotta per fronteggiare l’emergenza sanitaria da CoVid-19.
Il team di ricercatori composto da personale medico dello Schmidt College of Medicine della Florida Atlantic University e collaboratori dell’University of Arizona College of Medicine – Tucson e della Indiana University School of Medicine hanno condotto una nuova tecnica di formazione per rafforzare l’importanza di utilizzare procedure corrette per indossare e togliere i dispositivi di protezione individuale DPI durante la cura dei pazienti. I ricercatori sono stati in grado di dimostrare in modo evidente come l’uso improprio di DPI può esporre al contagio del coronavirus Covid-19 che si diffonde attraverso le goccioline che esaliamo respirando, starnutendo o tossendo.
Patrick G. Hughes direttore del programma di simulazione di medicina d’emergenza della FAU, autore principale dello studio, insieme ai suoi collaboratori, durante una sessione di formazione DPI per il personale sanitario, per rilevare la contaminazione hanno usato una soluzione fluorescente non tossica. Hanno messo una ricarica di evidenziatore in un contenitore di acqua calda per 15 minuti per creare una soluzione fluorescente, che è visibile solo alla luce ultravioletta.
I ricercatori per l’esperimento, pubblicato nella rivista Medical Education, hanno fatto indossare al personale sanitario i DPI, comprendeva berretto, camice, guanti chirurgici, protezione per gli occhi, visiera e mascherina N95.
Il personale sanitario partecipante allo studio, dopo aver indossato i DPI, è entrato in una stanza per prendersi cura di un paziente simulato spruzzato con l’invisibile contagio simulato. I ricercatori inoltre hanno aggiunto la soluzione fluorescente ad un trattamento simulato di nebulizzatore dell’albuterolo, è stato spruzzato ai manichini (non in una stanza a pressione negativa, dove gli operatori sono protetti dai contaminanti presenti nell’aria proveniente dai pazienti infetti).
Il personale sanitario dopo aver completato il caso simulato di cura di un paziente, indossando i DPI è stato portato in un’altra stanza, dove le luci sono state spente prima di rimuovere i DPI. Lo spegnimento delle luci ha consentito l’identificazione di un diffuso contagio simulato sui DPI, sia sui guanti che sugli abiti, dovuto al contatto diretto con il paziente simulato, nonché sugli schermi facciali e sulle maschere con presenza della soluzione aerosolizzata. I ricercatori hanno utilizzato una torcia a luce nera (lampada UV) per esaminare ogni operatore sanitario e identificare la presenza di qualsiasi soluzione fluorescente.
Il personale sanitario dopo l’esame con la torcia ha rimosso completamente i DPI. I ricercatori hanno scoperto la presenza di una soluzione fluorescente sulla pelle del personale sanitario, rappresentava un’esposizione al contagio e indicava che avevano commesso qualche errore nell’indossare o togliere i DPI.
I risultati dell’esperimento hanno rivelato che l’errore più comune commesso dal personale sanitario era la contaminazione del viso o degli avambracci durante la rimozione dei DPI; al contrario, coloro che indossavano e si toglievano i DPI secondo le linee guida non avevano mostrato segni di contagio fluorescente sulla pelle o sul viso.
Patrick G. Hughes ha detto:
«Questo metodo di formazione consente agli educatori e agli studenti di visualizzare facilmente qualsiasi contaminazione su se stessi dopo aver rimosso completamente i dispositivi di protezione individuale DPI. Siamo in grado di apportare immediate correzioni alla tecnica di ciascun individuo sulla base di prove visive dell’esposizione. Fornendo al personale sanitario prove visive di protezione durante gli incontri con i pazienti con procedure che generano aerosol ad alto rischio, questo innovativo metodo di addestramento sta contribuendo a ispirare fiducia nella loro formazione e l’utilizzo di DPI. L’esperimento ha dimostrato che seguire la formazione sui DPI migliora la sicurezza sul lavoro e riduce il rischio di trasmissione. Il metodo basato sulla simulazione fornisce una soluzione efficiente, a basso costo che può essere implementata in qualsiasi ospedale».
Patrick G. Hughes ha anche condotto questa tecnica di addestramento con i medici specialisti in medicina d’urgenza della FAU presso il Centro di simulazione delle abilità cliniche della scuola di medicina, utilizza manichini ad alta tecnologia in realistici ambienti di ospedale e pronto soccorso. Il centro applica tecnologie di simulazione e formazione per educare studenti di medicina, medici, infermieri, primi soccorritori, assistenti infermieristici certificati, assistenti sanitari a domicilio e operatori sanitari di comunità. Il centro per trattamento simulato del paziente ha creato modelli di sala ospedaliera, esame e pronto soccorso. Le sale sono completamente attrezzate con letti ospedalieri, barelle o lettini da visita, monitor, supporto per flebo, defibrillatori, polsini per la pressione arteriosa, prese simulate per ossigeno, otoscopi (strumento diagnostico utilizzato da medici generici, pediatri o otorinolaringoiatri per il controllo dell’orecchio) e oftalmoscopi (strumento ottico specifico che permette la misurazione del fondo dell’occhio) e tutte le attrezzature e forniture necessarie per rispondere agli interventi medici e infermieristici, comprese le emergenze.
Il team di simulazione utilizza manichini maschili e femminili collegati via wireless. I simulatori tracciano tutte le azioni intraprese e tutti gli agenti farmacologici utilizzati,  quando sono somministrati farmaci o dosaggi errati, il manichino reagisce esattamente come farebbe un paziente umano.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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