Il blog può fermare la guerra? Ragazzi israeliani e libanesi, divisi dalla guerra, uniti dal web

Sono ragazzi, adolescenti che da due prospettive diverse vivono i bombardamenti, la paura, il dolore e la rabbia di vedere la guerra nelle loro strade, sui loro giornali. Sono i ragazzi israeliani e libanesi che, attraverso internet si parlano, discutono nonostante tutto e cercano di capire il perché del conflitto che coinvolge i loro Paesi.
E per farlo scelgono i forum di discussione, come quello del sito beirut.com o islamonline.net, ma anche i blog, come quello di Lisa Goldman, di Tel Aviv, che dall’inizio del conflitto sprona israeliani e libanesi a dialogare sulla rete. Ma la comunicazione non è sempre facile: ci sono gli insulti, le frasi razziste, c’è il dolore, soprattutto il dolore. Ci sono le testimonianze di chi sente cadere le bombe vicino e chiede all’interlocutore "perché?".
Sono centinaia i commenti su lebanesebloggers. Si tratta di adolescenti che scrivono frasi come: "Sono terrorizzato. Sono terrorizzato come tutti i libanesi". Ma le pagine del web sono anche percorse da scatti di ira: "Israele ci sta uccidendo per salvarci, un po’ come Bush ha ucciso gli iracheni per salvare anche loro?". E ancora: "Non è terrorismo evacuare da tutto il nostro Paese quelli che non sono libanesi mentre noi recepiamo chiaramente il messaggio che non abbiamo possibilità di sopravvivere?". E poi c’è anche chi, attraverso blog come lebanonheart, scrive un post intitolato "Pace, adesso".
L’esempio migliore è offerto da Shira, una diciassettenne israeliana che, mentre le bombe del suo Paese cadevano sul Libano e quelle dell’Hezbollah sulla sua città e su tutta la Galilea, si è collegata alla rete e, proprio sul sito libanese beirut.com, ha lanciato una piccola provocazione: "Uscireste lo stesso con una ebrea?". Una semplice domanda che ha scatenato una valanga di risposte e commenti. Shira racconta al Jerusalem post che "voleva capire come i ragazzi libanesi della sua età stessero vivendo la guerra". Le risposte sono state di "diverso tipo – ha spiegato – molti messaggi venuti da Beirut erano pieni di odio, paragonavano l’esercito israeliano ai nazisti o invocavano un attacco globale del mondo arabo contro lo Stato ebraico". Ma Shira ha deciso di "ignorare i messaggi di odio", concentrandosi su quelli che "sembravano andare al di là dell’ignoranza". Ecco che il dialogo è riuscito ad aver ragione sull’incomprensione e il pregiudizio: "Ho trovato gente con cui poter parlare: volevo che mi capissero, così non sarei stata più la loro ‘nemica’".
Questa è solo una delle migliaia di storie custodite dal Web, come quella di Lisa Goldman che, collegata con un blogger di Beirut, si è trovata a leggere la descrizione del suono dei missili che cadevano vicino alla casa del suo interlocutore.
Infine nei diari online si possono vedere le foto delle città prima del conflitto, si vedono ragazzi e ragazze in tutto simili. Ma si leggono anche poesie, canzoni, pensieri dedicati alla propria Patria, quella prima delle bombe: "Il mio Mediterraneo si sta vestendo di nero. In lutto per l’estate persa, in lutto per i morti e la distruzione, in lutto perché bramoso di una folla felice e un cielo tranquillo, in lutto per l’immagine riflessa delle verdi montagne di Jabal Loubnan" (lebanese).
Fonte: Repubblica

Dall’amico Lorenzo del Blog Giramundo, riporto la segnalazione che mi ha lasciato nei commenti riferita all’iniziativa di un ragazzo libanese (si presume, attivo dall’Italia, si tratta di  kadmous che ha aperto un Blog su Splinder),  presenta il suo Blog con questo incipit:

"….Voglio conoscere ancora altri israeleani!
perchè altri israeleani?
Io sono libanese!
perchè sti due paesi dovranno pur comunicare fra di loro in qualche modo!!!"

, ,
Pino Silvestri

About Pino Silvestri

Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
View all posts by Pino Silvestri →

4 thoughts on “Il blog può fermare la guerra? Ragazzi israeliani e libanesi, divisi dalla guerra, uniti dal web

  1. Io credo che una buona parte di loro è per la pace,e allora diamogli sottoche se riusciamo a fermare questa guerra,i ponteti forse capiranno che è arrivata lora di scappare,ciao carissimo amico,e una buona mattinata.

    🙂

    L’ESPLORATORE

Lascia un commento