Identificato un possibile trattamento per la distrofia muscolare di Duchenne (DMD)

I ricercatori dell’Università Yale hanno identificato un possibile trattamento per la distrofia muscolare di Duchenne (DMD), una rara malattia genetica per la quale non esiste attualmente alcuna cura o trattamento, prendendo di mira un enzima che era stato considerato “non trattabile”. La scoperta è riportata nell’edizione del 25 agosto 2020 di Science Signaling.
La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) è la più frequente e la meglio conosciuta tra le distrofie muscolari dell’infanzia, una malattia che porta alla debolezza progressiva e alla perdita dei muscoli scheletrici e cardiaci (si verifica in 16 dei 100.000 nati maschi negli Stati Uniti). Le persone affette da questa malattia nella prima infanzia mostrano goffaggine motoria e debolezza, tipicamente hanno bisogno di sedie a rotelle quando raggiungono l’adolescenza. L’aspettativa media di vita è di 26 anni.
Le ricerche precedenti mentre avevano rivelato il ruolo cruciale svolto da un enzima chiamato MKP5 nello sviluppo della distrofia muscolare di Duchenne (DMD), rendendolo un obiettivo promettente per un possibile trattamento, gli scienziati per decenni non erano stati in grado di interrompere questa famiglia di enzimi, nota come proteina tirosina fosfatasi, nel sito “attivo” degli enzimi dove si verificano le reazioni chimiche.
Il team di ricercatori di Yale guidati da Anton Bennett (professore di farmacologia e professore di medicina comparata) e Dorys McConnell Duberg (professore di immunobiologia e farmacologia), nel nuovo studio hanno analizzato oltre 162.000 composti. Hanno identificato un composto molecolare che bloccava l’attività dell’enzima legandosi a un sito allosterico non ancora scoperto, un punto vicino al sito attivo dell’enzima.
Anton Bennett ha detto:
«Ci sono stati molti tentativi di progettare inibitori per questa famiglia di enzimi ma questi composti non sono riusciti a produrre le proprietà giuste. Fino ad ora, la famiglia degli enzimi è stata considerata “non trattabile”. Prendendo di mira il sito allosterico dell’enzima MKP5, abbiamo scoperto un eccellente punto di partenza per lo sviluppo di farmaci che hanno eluso i problemi precedenti».
I ricercatori hanno testato il loro composto nelle cellule muscolari, hanno scoperto che inibisce con successo l’attività dell’enzima MKP5, suggerendo una nuova promettente strategia terapeutica per il trattamento della distrofia muscolare di Duchenne (DMD).
La scoperta ha implicazioni che vanno ben oltre la distrofia muscolare. I ricercatori hanno dimostrato che l’enzima MKP5 è ampiamente implicato nella fibrosi, o nell’accumulo di tessuto cicatriziale, una condizione che contribuisce a quasi un terzo delle morti naturali in tutto il mondo.
Anton Bennett ha detto:
«La fibrosi è coinvolta nella morte finale di molti tessuti, tra cui fegato, polmoni e muscoli. Crediamo che questo enzima potrebbe essere un bersaglio più ampio per la malattia del tessuto fibrotico».

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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