Gli utenti di Parler all’interno del Campidoglio degli Stati Uniti, tracciati con i dati GPS

Utenti del social network di estrema destra Parler sembrano essere tra l’orda di rivoltosi che sono riusciti a penetrare in profondità all’interno del Campidoglio degli Stati Uniti e in aree normalmente riservate al pubblico, secondo i metadati GPS collegati ai video postati sulla piattaforma il giorno dell’insurrezione a Washington.
I dati, ottenuti da un hacker con mezzi legali prima della chiusura di Parler, offrono una visione a volo d’uccello dei suoi utenti che brulicano nel Campidoglio dopo aver ricevuto l’incoraggiamento del Presidente Trump, e durante una violenta violazione con legislatori e i visitatori del Campidoglio in preda agli spari e agli appelli indirizzati per la loro morte. Le coordinate GPS prese da 618 video di Parler analizzati da Gizmodo sono già state acquisite dall’FBI nell’ambito di un’ampia ricerca a livello nazionale di potenziali sospetti, tra questi, 20 già sono in stato di detenzione.
L’assedio del 6 gennaio 2021, che è durato circa due ore, ha provocato cinque morti, inclusa quella di un ufficiale di polizia del Campidoglio che secondo le autorità è stato colpito con un estintore e in seguito è morto per le ferite riportate.
Le finestre sono state frantumate, i tavoli rovesciati, con i graffiti (scarabocchiati e incisi sui muri dell’edificio di 220 anni fa), alcuni dei quali invocavano l’uccisione di giornalisti che si erano rifugiati nelle vicinanze.
Gizmodo ha mappato quasi 70.000 post geolocalizzati di Parler, martedì ne ha isolati centinaia, pubblicati il 6 gennaio nei pressi del Campidoglio, dove una folla di sostenitori pro-Trump aveva sperato di rovesciare un’elezione democratica e di mantenere al potere il proprio presidente. I dati mostrano gli utenti di Parler che hanno postato per tutto il giorno, documentando la loro marcia dal National Mall al Campidoglio dove è avvenuta la violenta insurrezione.
La posizione precisa degli utenti di Parler all’interno dell’edificio è difficile da collocare. Le coordinate non rivelano, ad esempio, su quali piani si trovavano, inoltre, i dati includono solo gli utenti Parler che hanno postato i video girati il 6 gennaio, le coordinate stesse sono precise solo fino a una distanza approssimativa di 11 metri.
Il punto rosso appena a sud del centro della Rotonda del Campidoglio sulla mappa è collegato ad un video verificato da Gizmodo, mostra alcuni rivoltosi con cappelli rossi da baseball con la scritta “Make America Great Again” che gridano oscenità indirizzate alla Presidente della Camera Nancy Pelosi, il cui ufficio si trova a pochi passi a ovest, mentre altri punti nelle vicinanze potrebbero indicare video filmati in uffici adiacenti, scale o corridoi che conducono verso la Camera del Senato; un secondo video collegato con successo ai dati di Parler appartiene a un rivoltoso che ha filmato una folla nella Rotonda cantando “Whose House?” (mentre si affacciava sul lato del Senato); altre coordinate ricavate da Parler si riferiscono agli utenti che si aggirano sul lato nord dell’edificio vicino alla camera del Senato, in prossimità degli uffici della dirigenza o della tribuna stampa, a seconda del piano in cui si trovavano.
Il Vice Presidente Mike Pence poco prima dell’assedio presiedeva un dibattito per certificare il voto ingarbugliato dalle infondate accuse di brogli elettorali avallate dai suoi colleghi repubblicani. I giornalisti osservano dalla tribuna stampa. Il senatore Ted Cruz, che per settimane aveva amplificato le false affermazioni di un’elezione rubata, sembrava ignorare le violenze all’esterno, si è opposto a certificare i voti elettorali dell’Arizona.
Gli altri dati di localizzazione provenienti dall’esterno del Campidoglio seguono il percorso preciso che la folla ha fatto dal National Mall poco dopo il discorso del presidente Trump, in cui ha esortato i suoi sostenitori a “lottare come l’inferno”, dicendo che non potevano “riprendersi il loro Paese con la debolezza”.
FBI si è rifiutata di fornire informazioni specifiche sui materiali che sta raccogliendo nell’ambito dell’indagine in corso. Gli investigatori hanno comunque cercato di accedere ai dati del GPS di Parler, secondo una fonte a conoscenza dell’indagine.
I dati di Parler sono stati ottenuti per la prima volta da un hacker identificato dal suo account Twitter, @donk_enby, come riportato da Gizmodo, in un’intervista ha detto di aver iniziato ad archiviare i post di Parler il giorno dell’assedio, documentando quelle che ha descritto come prove “molto incriminanti” legate a una folla di utenti Parler sulla collina; quando più tardi è diventato chiaro che Amazon intendeva eliminare l’applicazione dai suoi server, ha ampliato i suoi sforzi per recuperare tutto il suo contenuto, ha detto che più del 99% di tutti i post di Parler, inclusi milioni di video con le posizioni degli utenti, sono stati salvati. Parler a differenza della maggior parte dei suoi concorrenti, apparentemente non disponeva di alcun meccanismo per eliminare i metadati sensibili dai video dei suoi utenti prima di pubblicarli online.
Le autorità hanno avviato indagini a tappeto in tutto il Paese per localizzare i sospetti che hanno preso parte all’assedio, tra cui un uomo fotografato con una felpa grigia con cappuccio sospettato di aver piazzato ordigni esplosivi fuori dagli uffici del Comitato Nazionale Repubblicano e Democratico. Tra i 20 arrestati finora, un uomo del Colorado che avrebbe portato con sé a Washington armi e centinaia di munizioni, dicendo che voleva uccidere la Presidente della Camera Nancy Pelosi.
Lunedì due agenti di polizia del Campidoglio sono stati sospesi, tra cui uno che ha scattato selfie con i rivoltosi all’interno dell’edificio del Campidoglio e un altro che, secondo quanto riferito, indossava un cappello rosso “Make America Great Again” mentre li guidava intorno all’edificio.

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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