Gli scienziati per la prima volta al mondo hanno superato la barriera emato-encefalica per il trattamento di un tumore cerebrale (video)

Gli scienzati per la prima volta in assoluto, sono riusciti con un intervento non invasivo a superare la barriera emato-encefalica che protegge il cervello, riuscendo a somministrare un farmaco chemioterapico direttamente nel tumore maligno al cervello di un paziente.
La barriera emato-encefalica mentre ha una funzione di protezione del tessuto cerebrale dagli elementi nocivi presenti nel sangue, per i moderni medicinali è anche una sorta di barriera di mattoni. In questo caso, tuttavia, gli scienziati in modo efficace con ultrasuoni ben focalizzati in una parte della cortina protettiva del cervello sono stati in grado di violare in modo non invasivo la barriera emato-encefalica. Il progresso potrebbe portare a una serie di nuovi trattamenti per malattie e disturbi nel cervello.

Todd Mainprize neurochirurgo ricercatore principale dello studio del programma Brain Sciences Hurvitz presso il Sunnybrook Health Sciences Centre in Canada, ha detto:
«La barriera emato-encefalica è stata un persistente ostacolo alla fornitura di terapie preziose per curare le malattie come i tumori. Siamo incoraggiati dal fatto di essere stati in grado in un paziente di aprire temporaneamente questa barriera per somministrare la chemioterapia direttamente al tumore al cervello».
Gli scienziati al fine di far arrivare il farmaco direttamente al sito del tumore maligno al cervello del paziente, hanno dovuto escogitare una tecnica per superare la barriera emato-encefalica. Per farlo, hanno infuso il suo flusso sanguigno con un farmaco chemioterapico con piccole, microscopiche bolle, che sono più piccole dei globuli rossi e possono passare liberamente attraverso il sangue. Usando le onde sonore di bassa intensità a guida MRI, il team ha preso come bersaglio i vasi sanguigni nella barriera emato-encefalica nei pressi del sito del tumore, poi utilizzando gli ultrasuoni hanno fatto vibrare le micro bolle, ciò ha permesso di allentare le strette giunzioni cellulari che fissano insieme la barriera emato-encefalica. Il farmaco chemioterapico in questo modo con le giunzioni allentate a sufficienza, poteva scorrere oltre la barriera e depositarsi all’interno mirato del sito del tumore.
La svolta medica è il risultato di una ricerca ventennale fatta dai ricercatori del Sunnybrook Research Institute e il partner industriale InSightec, potrebbe aprire la strada per affrontare ogni sorta di malattie del cervello, non solo il cancro ma anche la malattia di Alzheimer, il morbo di Parkinson, condizioni psichiatriche e altro ancora. Todd Mainprize ha aggiunto:
«Alcune delle terapie più interessanti e innovative per il trattamento dei tumori cerebrali maligni, non sono in grado di raggiungere le cellule tumorali a causa della barriera emato-encefalica. Questa tecnica apre nuove opportunità per fornire alle aree interessate, trattamenti potenzialmente molto più efficaci».
Il trattamento a ultrasuoni è riuscito a infrangere la barriera emato-encefalica, ciò ha permesso la rimozione chirurgica del tumore. Gli scienziati stanno usando la patologia per misurare le differenze tra la concentrazione della chemioterapia nelle regioni oggetto di onde sonore e quelle delle zone dove la barriera emato-encefalica non è stata violata. Le risposte ricevute in termini di somministrazione di farmaci, diranno quanto sia efficace rompere la barriera, in ogni caso si tratta di primi esperimenti.
Nove pazienti con tumori sono stati programmati per prendere parte allo studio, riceveranno il trattamento a ultrasuoni prima della chirurgia invasiva per rimuovere i loro tumori. Se i risultati avranno successo, come dimostrato dalla prima procedura, potremo essere testimoni di una sorta di rivoluzione nel modo in cui i farmaci tanto necessari potranno essere direttamente somministrati nel punto interessato nel cervello.
Neal Kassell, presidente della Focused Ultrasound Foundation, che ha finanziato la ricerca, ha detto:
«La violazione di questa barriera apre una nuova frontiera nel trattamento di disturbi cerebrali. Siamo incoraggiati dall’uso di ultrasuoni focalizzati per fornire terapie non invasive per una serie di disturbi cerebrali».