Ecco i 61 Paesi più vulnerabili a un blocco Internet

La Siria, recentemente per cinquantadue ore è stata iscritta allo sfortunato club (comprende anche l’Egitto e la Birmania), dei paesi i cui governi hanno scelto, anche se brevemente, di far tornare i loro cittadini nell’era del buio digitale.
Reneys, con la sua vasta esperienza nel settore delle telecomunicazioni, networking, sicurezza, gestione della rete e di Internet, riconosciuto dalla stampa internazionale come una fonte d’informazioni di qualità e comprensione degli eventi critici Internet, sulla scia della settimana di blackout digitale in Siria, ha fatto un’analisi dei paesi che sono più suscettibili di una chiusura a Internet, semplicemente sulla base del numero delle entità distinte che controllano le connessioni tra le reti del paese e quelle del mondo esterno.
E’ emerso che sessantuno paesi e territori, hanno solo uno o due fornitori di servizi Internet per mantenere tutti i collegamenti esterni, una situazione che potrebbe rendere possibile un veloce distacco dal mondo digitale con un ordine del governo o con un attacco fisico.


Renesys
, nella mappa, con tonalità di colore differente, ha rappresentato la lista completa dei paesi e territori che a vari livelli di rischio, sono soggetti a un blocco di Internet.
Ecco quelli più a rischio:
Andorra, Anguilla, Antille Olandesi, Aruba, Isole Åland, Barbados, Bonaire, Isole BES (Sint Eustatius e Saba), Bhutan, Repubblica Centrafricana, Costa d’Avorio, Isole Cook, Cuba, Gibuti, Dominica, Etiopia, Isole Faroe, Grenada, Guyana Francese, Groenlandia, Gambia, Guinea, Guadalupa, Guyana, Territorio britannico dell’Oceano Indiano, Isola di Jersey, Isole Comore, Saint Kitts e Nevis, Corea del Nord, Lesotho, Libia, Monaco, Saint Martin (zona francese e olandese), Isole Marshall, Mali, Birmania, Mauritania, Isole Norfolk, Nauru, Polinesia francese, Saint-Pierre e Miquelon, Repubblica di Palau, Isola della Riunione, Isole Salomone, Somalia, Suriname, Sud Sudan, São Tomé e Príncipe, Siria, Swaziland, Turks e Caicos, Ciad, Tokelau, Timor Est, Turkmenistan, Tunisia, Tonga, Uzbekistan, Città del Vaticano, Wallis e Futuna, e Yemen.

In Siria, per esempio, il service provider statale conosciuto come Syrian Telecom controlla da solo l’accesso a Internet, una situazione che ha permesso il blocco digitale nel bel mezzo del conflitto armato.
Il governo siriano, anche se ha affermato che l’interruzione era il risultato di un “attacco terroristico“, è stato smentito da un’analisi della rete condotta da CloudFlare, ha mostrato che le connessioni con il paese sono scomparse in quattro minuti, quello che accade in un taglio coordinato piuttosto che per un attacco fisico.
Renesys ha evidenziato che a differenza della Siria, molti dei paesi e territori indicati nella lista sono a “grave rischio”, non per atteggiamenti politici che cercano di censurare o staccare da Internet, ma semplicemente per limitati servizi a disposizione. E non sono gli unici paesi in cui sarebbe possibile applicare il blocco, altri settantadue paesi hanno dai tre ai dieci fornitori di servizi che li collegano al mondo esterno, mettendoli a “rischio significativo” di un blocco Internet.
Jim Cowie, analista, responsabile tecnico di Renesys, ha permesso a un provider di servizi Internet egiziano noto come Noor, di restare online più a lungo degli altri, ha detto:
“L’Egitto, per esempio, nel 2011 durante la rivoluzione della Primavera araba, aveva sette fornitori attivi di servizi Internet, ciò ha reso più difficile per il governo di Hosni Mubarak di staccare completamente la spina.
Altra situazione è che alcuni paesi che per motivi politici potrebbero sembrare a rischio di un blocco internet, in effetti, sono protetti da una differente infrastruttura della rete. L’Afghanistan, per esempio, alle proprie frontiere divide il suo Internet con dieci diversi fornitori come l’Uzbekistan, il Pakistan e Iran. E’ davvero fuori dalla portata di Kabul poter disattivare Internet”.
Renesys, per quanto riguarda gli Stati Uniti, spiega che può essere confortante sapere che, nonostante la lunga durata di timori di un “Internet kill-switch” il compito di bloccare le connessioni di rete esterne è veramente difficoltoso perché gli Stati Uniti sono uno dei trentadue paesi che ai suoi confini ha più di quaranta fornitori di servizi Internet“.

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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