Ecco come Hong Kong ha gestito il coronavirus Covid-19 senza ricorrere al blocco completo

Lo studio osservazionale pubblicato nella rivista The Lancent Publich Health mostra che a Hong Kong interventi non farmaceutici, ma le restrizioni alle frontiere, quarantena e isolamento, distanziamento sociale e cambiamenti nel comportamento della popolazione, sono stati associati a una ridotta trasmissione di coronavirus Covid-19 e probabilmente hanno anche limitato sostanzialmente l’influenza stagionale all’inizio di febbraio 2020.
Lo studio suggerisce che la sperimentazione e la ricerca di contatti e cambiamenti comportamentali della popolazione (misure che hanno un impatto sociale ed economico meno dirompente rispetto al blocco totale), possono controllare significativamente il coronavirus Covid-19.
I ricercatori hanno stimato che la velocità con cui è trasmesso il virus (noto come il numero riproduttivo effettivo, o il numero medio di persone che ogni individuo con il virus è suscettibile di infettare in un determinato momento) è rimasta a circa 1 su 8 settimane dall’inizio di febbraio, dopo che le misure di salute pubblica sono state attuate dalla fine dello scorso gennaio in poi, indicando che l’epidemia di Hong Kong si sta mantenendo stabile.
Il numero riproduttivo effettivo pari a 1 significa che per ogni persona infetta, un’altra è infettata e, quando la prima si riprende o muore, la seconda la sostituisce: in pratica, l’epidemia con un numero riproduttivo efficace inferiore a 1, si attenuerà; sopra 1, crescerà. Hong Kong su una popolazione di circa 7,5 milioni di abitanti, il 31 marzo 2020 aveva 715 casi confermati di coronavirus Covid-19, tra cui 94 infezioni asintomatiche e 4 decessi.

Applicabilità del modello di Hong Kong per evitare il blocco completo
I ricercatori affermano che le misure di sanità pubblica messe in atto per reprimere la trasmissione locale a Hong Kong probabilmente sono replicabili in molte località in tutto il mondo e potrebbero essere implementate in altri paesi con risorse sufficienti. Tuttavia, avvertono che, a Hong Kong poiché sono state contemporaneamente utilizzate varie misure, non è possibile districare gli effetti individuali di ciascuna.
Benjamin Cowling dell’Università di Hong Kong, ha guidato la ricerca ha detto:
«Hong Kong implementando rapidamente misure di sanità pubblica, ha dimostrato che la trasmissione del coronavirus Covid-19 può essere efficacemente contenuta senza ricorrere al blocco completo, molto dirompente, adottato dalla Cina, dagli Stati Uniti e dai paesi dell’Europa occidentale. I governi potrebbero imparare dal successo di Hong Kong, sostenendo le loro stesse misure potrebbero sostanzialmente ridurre l’impatto di un’epidemia locale di coronavirus Covid-19».

Misure di controllo
Le misure di controllo attuate a Hong Kong alla fine dello scorso gennaio includevano un’intensa sorveglianza delle infezioni, non solo per i viaggiatori in arrivo, ma anche nella comunità locale, con circa 400 pazienti ambulatoriali e 600 pazienti ricoverati ogni giorno all’inizio di marzo. Sono stati inoltre compiuti notevoli sforzi per rintracciare e mettere in quarantena tutti i contatti stretti che una persona infetta aveva visto due giorni prima di ammalarsi; campi di villeggiatura e complessi residenziali di recente costruzione sono stati riutilizzati in strutture di quarantena. Inoltre, chiunque attraversasse il confine dalla Cina continentale, così come i viaggiatori provenienti da paesi infetti, dovevano sottoporsi a 14 giorni di quarantena a casa o in strutture designate. Il governo ha inoltre messo in atto misure per incoraggiare l’allontanamento sociale, compresi accordi di lavoro flessibili e chiusure scolastiche.
I ricercatori nello studio hanno analizzato i dati sui casi di coronavirus Covid-19 confermati in laboratorio a Hong Kong tra la fine di gennaio e il 31 marzo 2020, per stimare il numero riproduttivo effettivo giornaliero (Rt) per il coronavirus Covid-19 e le variazioni della trasmissibilità nel tempo. I ricercatori per verificare se le misure di controllo sono state associate alla riduzione della trasmissione silenziosa di coronavirus Covid-19 (ovvero, la trasmissione nella comunità da persone mai diagnosticate), hanno anche analizzato i dati di sorveglianza dell’influenza nei pazienti ambulatoriali di tutte le età e i ricoveri per l’influenza nei bambini, come elementi indicatori per i cambiamenti nella trasmissione di coronavirus Covid-19, ipotizzando tra influenza e coronavirus Covid-19 una simile, efficiente  modalità di diffusione.

Sondaggi telefonici tra la popolazione
I ricercatori per valutare gli atteggiamenti nei confronti del coronavirus Covid-19 e i cambiamenti nei comportamenti, hanno condotto a Hong Kong tre sondaggi telefonici trasversali tra la popolazione adulta (età pari o superiore a 18 anni) nel periodo 20-23 gennaio (1.008 intervistati); 11-14 febbraio (1.000 intervistati) e 10-13 marzo (1.005 intervistati).
Ulteriori analisi suggeriscono che i comportamenti individuali nella popolazione di Hong Kong sono cambiati in risposta al coronavirus Covid-19. È emerso che rispetto al primo sondaggio di gennaio, nell’ultimo sondaggio (marzo), l’85% degli intervistati ha riferito di evitare luoghi affollati (era il 75% a gennaio), mentre il 99% ha riferito di indossare le mascherine quando ha lasciato la propria casa (era il 61% a gennaio). Ciò si confronta in sondaggi simili con l’uso di mascherine riferito a circa il 79% degli intervistati durante l’epidemia di Sars nel 2003 e del 10% durante la pandemia di influenza A (H1N1) nel 2009.
I cambiamenti nel comportamento emersi nell’ultimo sondaggio indicano un sostenuto livello di preoccupazione della popolazione riguardo al coronavirus Covid-19. I ricercatori hanno detto che mentre i casi di coronavirus Covid-19 non collegati (senza alcuna fonte di infezione identificata) sono stati rilevati in numero crescente dall’inizio di marzo, il Rt è rimasto intorno a 1. Gli aumenti in questi casi potrebbero essere il risultato di infezioni importate, evidenziando l’importanza delle misure di controllo delle frontiere, compreso un attento monitoraggio dei viaggiatori in arrivo, e testando e rintracciando le misure per mantenere sotto controllo il contagio, sebbene queste misure saranno sempre più difficili da attuare con l’aumentare del numero dei casi.

Analisi dei dati
Le analisi suggeriscono che la trasmissione dell’influenza è diminuita in modo sostanziale dopo l’implementazione di misure di distanziamento fisico e cambiamenti nei comportamenti della popolazione alla fine di gennaio, con una riduzione del 44% del tasso di trasmissione dell’influenza a febbraio, da una media stimata di Rt di 1,28 nelle due settimane precedenti l’inizio delle chiusure scolastiche a 0,72 durante le settimane di chiusura. Ciò è maggiore della riduzione del 10-15% nella trasmissione dell’influenza associata alle chiusure scolastiche durante la pandemia di influenza del 2009 (H1N1) e del calo del 16% nella trasmissione dell’influenza B durante l’inverno 2017-18 a Hong Kong.
È stato osservato allo stesso modo un calo del 33% della trasmissibilità all’influenza in base ai tassi di ospedalizzazione tra i bambini, da una media Rt di 1,10 prima dell’inizio delle chiusure scolastiche a 0,73 successive a chiusure.
Peng Wu dell’Università di Hong Kong tra gli autori dello studio, ha detto:
«La velocità di declino dell’attività influenzale nel 2020 è stata più rapida rispetto agli anni precedenti, quando è stata implementata solo la chiusura delle scuole. Ciò suggerisce che misure di allontanamento sociale e altri comportamenti simili hanno avuto un notevole impatto aggiuntivo sulla trasmissione dell’influenza. Poiché sia l’influenza sia il coronavirus Covid-19 sono agenti patogeni respiratori, direttamente trasmissibili con simili dinamiche di diffusione virale, è probabile che queste misure di controllo abbiano anche ridotto la trasmissione di coronavirus Covid-19 nella comunità. Hong Kong essendo uno degli epicentri più colpiti dall’epidemia di Sars del 2003, rispetto a molti altri paesi è meglio attrezzata per affrontare un’epidemia di coronavirus Covid-19. Il miglioramento dei test e della capacità ospedaliera di gestire nuovi agenti patogeni respiratori, e una popolazione più consapevole della necessità di migliorare l’igiene personale e di mantenere la distanza fisica, li hanno messi in buona salute».
Gli autori in conclusione hanno evidenziato alcuni punti non definiti dello studio come quello della chiusura delle scuole, sottolineando che mentre può avere effetti considerevoli sulla trasmissione dell’influenza, non è ancora chiaro se o quanto i bambini contraggano e diffondano il coronavirus Covid-19, quindi non è noto il ruolo della chiusura delle scuole nella riduzione della trasmissione del coronavirus Covid-19. Gli autori hanno fatto notare che anche il maggiore impatto delle misure di controllo e dei cambiamenti comportamentali sulla trasmissione dell’influenza potrebbe non avere un effetto simile sul coronavirus Covid-19.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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