Eccezionale scoperta di un cervello quasi intatto di un bambino di diciotto mesi vissuto nel Medioevo

Surprising discovery found almost intact brain of a 18-month-old child who lived in the Middle Ages

intact brain of a 18-month-old child who lived in the Middle Ages
18-month-old child’s brain from the 13th century

The find reveals how well human brain cells can potentially survive the centuries.
Intact neurons and cells were identified within an 18-month-old child’s brain from the 13th century.
The remains were found in northwestern France where salty clay soil and fresh and briny water all worked to naturally preserve the brain.
According to the researchers, the amazing preservation of the medieval brain occurred because of the burial’s peculiar location.
Wrapped in a leather envelope inside a wooden coffin, with a pillow under the head, the infant was exhumed in Quimper-Bretagne, France. Here acidic clay soil and fresh and briny water (the city lies at the confluence of three rivers amid Atlantic tides) basically preserved the brain.
Such finds are extremely rare, because nervous tissue is soft and normally begins to decompose soon after death, so this specimen is unique in that it has been far better preserved than any other.
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Italian version
Eccezionale scoperta di un cervello quasi intatto di un bambino di diciotto mesi vissuto nel Medioevo

L’immagine si riferisce all’emisfero sinistro cerebrale di un bambino di diciotto mesi che è vissuto circa 800 anni fa, in epoca medievale. I reperti di questo tipo sono estremamente rari perché in genere il tessuto nervoso inizia a decomporsi poco dopo la morte, quindi ciò che è stato trovato è unico perché conservato meglio di qualunque altro reperto simile, mantenendo intatte molte caratteristiche anatomiche.
Il lobo frontale, il lobo temporale e il lobo occipitale hanno conservato la loro forma originale, le circonvoluzioni e solchi (le scanalature e solchi sulla superficie, rispettivamente contrassegnate dalle lettere G e S, v. foto) sono facilmente riconoscibili, sorprendentemente, contiene i resti identificabili di neuroni.
Il documento scientifico che descrive questo straordinario ritrovamento (pubblicato nella rivista NeuroImage d’aprile), si legge un po’ come un giallo medievale, con elementi d’archeologia, scienze forensi e neuropatologia.
I resti scheletrici del bambino in un involucro di pelle furono riesumati nel 1998 da un luogo di sepoltura della città di Quimper, a nord-ovest della Francia. Erano contenuti in una bara di legno, il cranio del bambino poggiava su un cuscino.
L’età della bara risalente al 1250-1275, è stata ottenuta con la dendrocronologia (lo studio che analizza l’accrescimento delle piante arboree nel tempo attraverso l’analisi degli anelli visibili nel tronco), mentre l’età del bambino è stata ricavata con l’esame dei denti.
Il cervello dopo la scoperta dei resti scheletrici è stato rimosso e immerso per la conservazione in una soluzione di formalina.
Christina Papageorgopolou dell’Istituto d’Anatomia dell’Università di Zurigo, insieme ai suoi colleghi, dopo alcuni anni ha iniziato a riesaminare il cervello. I ricercatori, grazie al perfetto stato di conservazione, sono stati in grado di svolgere più esami di quelli effettuati in studi precedenti su cervelli similmente vecchi.
La tomografia computerizzata e la risonanza magnetica hanno rivelato le caratteristiche anatomiche del cervello, mostrando chiaramente il solco centrale che separa i lobi frontali e parietali, il corpo calloso, il fascio enorme di fibre nervose che collegano l’emisfero destro e sinistro.
Piccoli campioni di tessuto sono stati prelevati dalla corteccia motoria e l’ippocampo. L’esame microscopico del tessuto corticale ha mostrato in dettaglio la materia grigia e la materia bianca (lettere GM e WM, v. foto), e ha permesso d’identificare le cellule gliali e i vasi sanguigni.
La struttura stratificata della corteccia non era più evidente, non  erano visibili le cellule anche se sono state osservate numerose strutture macchiate di scuro – forse i resti dei nuclei cellulari -. Allo stesso modo, la struttura tipica della formazione dell’ippocampo non poteva essere identificata, in ogni caso, le cellule piramidali erano ben visibili in quella parte del cervello, avendo mantenuto la loro caratteristica forma, con i dendriti, il corpo cellulare di forma triangolare, assone e rami terminali intatto.
Il patologo che inizialmente esaminò i resti, all’epoca, come causa di morte, aveva diagnosticato l’emorragia cerebrale. I ricercatori svizzeri non hanno confermato perché non è stata rilevata dalla tomografia computerizzata e la risonanza magnetica. I due esami hanno trovato sulla superficie esterna del cervello, depositi chimici di una sostanza chiamata emosiderina, il che indica che il sanguinamento si è verificato a seguito di un’emorragia.
La presenza dell’emosiderina sulla superficie del cervello, insieme a quella di una gran frattura circolare, vicino alla parte superiore del cranio, suggerisce che il bambino è morto dopo qualche giorno a causa di un trauma cranico grave.
I ricercatori ipotizzano che il ritrovamento del cervello perfettamente conservato sia dipeso da fortunate condizioni ambientali. La città di Quimper si trova a 50-60m sopra il livello del mare, situata alla confluenza dei fiumi Steir, Odet e Jet. E’ esposta alle maree dell’Atlantico, quindi ad una combinazione d’acqua dolce e salata, e a terreno argilloso acido, condizioni, queste, note per favorire la formazione d’adipocera, una sostanza simile alla cera che si forma nei cadaveri inumati in ambienti umidi o impermeabili all’aria, ciò può aver contribuito a mantenere intatto il tessuto cerebrale.

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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