Due donne dopo aver domato la nebbia, l’hanno trasformata in acqua per placare la sete dei berberi (video)

Non piove sulle dimenticate montagne del Sahara settentrionale, per l’approvvigionamento dell’acqua nei pozzi le donne devono camminare per quattro ore. I berberi di questa regione del sud del Marocco per loro fortuna hanno la nebbia, ora grazie all’antropologa marocchina Jamila Bargach e la geografa delle Canarie Maria Victoria Marzol, hanno imparato a raccoglierla. Le due donne hanno installato una rete che cattura e filtra l’acqua dalle nuvole di nebbia così i villaggi non avranno di nuovo sete.
Tra le montagne del sud-ovest del Marocco, in una zona molto arida al confine con il deserto del Sahara, la scarsità d’acqua pone dei limiti alla vita, ogni giorno molte donne berbere camminano per quattro ore attraverso terre aride per raggiungere profondi pozzi per raccogliere il bene prezioso dell’acqua. Caricano gli asini con circa 30 litri d’acqua sufficienti per le loro famiglie, a volte non possono ottenere più di cinque litri d’acqua.
Jamila Bargach (antropologa marocchina, nativa della regione, conosce molto bene lo sforzo richiesto ogni mattina a queste donne berbere, soprattutto in una zona, dove la siccità per la crescente incidenza di assenza di pioggia è presente fin dagli anni ’80), ha voluto cambiare il destino delle donne della regione di Aït Baamrane, ha trovato la risorsa vitale chiamata acqua nello spesso strato di nuvole che coprono le montagne per circa 143 giorni in media l’anno.

Antica tecnica delle Canarie per raccogliere l’acqua
Jamila Bargach sulla base di un’antica tecnica utilizzata nelle isole Canarie (per vicinanza condivide gli stessi fenomeni atmosferici con il sud del Marocco), ha applicato un metodo a maglie per raccogliere l’acqua dalla nebbia, un sistema utilizzato anche in altre regioni del mondo. E’ stato utile il prezioso aiuto della geografa Maria Victoria Marzol dell’Università di Laguna a Tenerife (lavora a questi sistemi dal 1996), insieme hanno trascorso quattro anni di osservazioni per ottenere i migliori risultati. Maria Victoria Marzol ha detto:
«Ci sono testimonianze del XVI secolo ci dicono che i primi coloni di El Hierro raccoglievano gocce d’acqua dagli alberi per il fabbisogno dell’isola che ha avuto sempre problemi di acqua per la scarsità di pioggia. Noi cerchiamo di imitare la natura.
Dopo un periodo di prova abbiamo ottenuto i fondi da parte del governo delle Canarie, attraverso l’ONG di Dar Si Hmad per catturare la nebbia sul monte Boutmezguida, a più di 1.200 metri d’altitudine abbiamo fatto installare la prima maglia in polipropilene di 12 metri quadrati. Ogni metro quadrato della rete filtra dieci litri d’acqua.
Ora le reti nella stagione della nebbia da dicembre a giugno forniscono giornalmente più di mille litri di acqua per le esigenze di più di 400 persone. Serbatoi installati sul fianco della montagna garantiscono la disponibilità di acqua nel periodo secco.
Dar Si Hmad, per il progetto e l’installazione del più grande sistema di raccolta d’acqua dalla nebbia nella regione di regione di Aït Baamrane ha ricevuto dall’Onu il prestigioso premio Momentum for Change.