Dieci motivi che impediscono all’America d’intervenire militarmente in Siria

Steven Strauss, fondatore, amministratore delegato del Centro per la trasformazione economica al New York City Economic Development Corporation (NYCEDC), è consulente esperto di strategia e di investimento professionale, ha un dottorato di ricerca in Management presso la Yale University, oltre l’esperienza ventennale di lavoro nel settore privato, a vario titolo ha lavorato in Medio Oriente.
La sua posizione, sull’intervento militare in Siria, per cambiare il regime, è cauta, ha detto:
«L’opzione militare dovrebbe essere l’ultima risorsa, l’America deve imparare la lezione dell’Iraq.
La barbarie del regime di Assad in Siria, ha generato un comprensibile desiderio per una rapida soluzione militare, forse simile al nostro approccio in Libia (sostenendo i ribelli con attacchi aerei o altre forme di  assistenza militare degli Stati Uniti).
In Siria, ci sono dieci buoni motivi per procedere con cautela, il suggerimento è di avere pazienza nel cercare una soluzione diplomatica, come abbiamo fatto con successo nella prima Guerra del Golfo. Per intervenire in Siria, dobbiamo assicurarci di avere la coalizione più grande possibile.

Intervento militare in Siria, ultima opzione: dieci buoni motivi per procedere con cautela

Motivo 1 – Assad è micidiale, se la situazione degenerasse fino a diventare una guerra, le vittime potrebbero aumentare, peggiorando l’attuale situazione. Il regime siriano nel corso dell’anno passato, ha ucciso circa 9.000 – 11.000 persone. La morte di una persona è una tragedia, ma il regime di Assad ha già ucciso molte volte.
Le persone che ogni anno sono assassinate dal regime di Assad in Siria, sono circa quaranta, cinquanta su centomila siriani, più o meno lo stesso tasso di omicidi che si verifica a New Orleans e Detroit. Un intervento militare, di qualsiasi tipo, potrebbe procurare di gran lunga più morti tra i civili siriani.

Motivo 2 – La Siria, in tutto il mondo, ha il più grande arsenale di armi chimiche (circa cinquanta siti di stoccaggio e impianti di produzione), alcune di queste strutture si trovano in zone densamente popolate. L’esercito americano ha stimato che per proteggere tutte le strutture di armi chimiche della Siria, dovrebbe impegnare settantacinquemila militari di terra.
Assab, in questa fase necessaria per mettere in sicurezza tutti gli  impianti, potrebbe usare le armi chimiche contro Israele (per innescare una guerra regionale), contro il continente americano, contro la Turchia, contro la  propria popolazione civile o di altri paesi.
Il pericolo è che nella confusione del cambio di regime (anche nella migliore delle ipotesi, ci sarà qualche carenza dei controlli), le armi chimiche potrebbero cadere nelle mani di Hezbollah, Hamas, al Qaeda o altri gruppi terroristici. Oppure, un attacco aereo americano, potrebbe accidentalmente colpire sul territorio un deposito segreto di armi chimiche e uccidere un gran numero di persone.

Motivo 3 – L’ intervento degli Stati Uniti in Siria, non sarà considerato come di liberazione ma come occupazione, complicando notevolmente la risoluzione dei problemi del dopo Assad. 
Gli Stati Uniti non sono visti con favore nel mondo arabo. I sondaggi d’opinione in Arabia Saudita, Libano, Egitto e Giordania, mostrano una visione costantemente sfavorevole del nostro intervento in Iraq.
L’intervento degli Stati Uniti in Siria, rafforzerà la posizione di Assad, verrà visto come un nazionalista siriano in guerra contro l’occupazione americano-sionista (funzionò per Saddam ed i suoi sostenitori).

Motivo 4 – La Siria è grande, con una popolazione tre volte più numerosa di quella della Libia. La Libia è un paese piccolo (popolazione 6,7 milioni); la popolazione della Siria è di circa 23 milioni di abitanti, più vicino alle dimensioni dell’Iraq.

Motivo 5 – La Siria è un calderone di comunità religiose. La Libia è al 97% sunnita, la popolazione della Siria (come l’Iraq) è eterogeneo: musulmana sunnita al 74%, altri musulmani (inclusi gli alawiti e drusi) al 16% e i cristiani (varie denominazioni) al 10%.
L’intervento degli Stati Uniti (ad esempio, armando i ribelli siriani) ha una significativa probabilità di innescare un conflitto settario (già sperimentato in Iraq), con diversi gruppi religiosi impegnati nella pulizia etnica per creare quartieri “puri”, come è accaduto a  Baghdad. Il numero di morti civili potrebbe superare di gran lunga la carneficina in corso.

Motivo 6 – L’esercito siriano è ben armato e fedele a Assad, a differenza di quello dell’Afghanistan, Iraq e Libia, l’esercito siriano è addestrato ed equipaggiato con armi moderne. Assad, inoltre, ha migliorato le sue capacità militari (la Siria, recentemente ha ricevuto un nuovo importante sistema antiaereo ).
La famiglia regnante di Assad è alawita, l’esercito appare fedele al regime (i militari di carriera sono al 70% alawita); non solo, una parte significativa della popolazione siriana sarebbe rimasta fedele al Assad per paura di vivere sotto un governo dominato dai sunniti.

Motivo 7 – Il regime di Assad, a differenza della Libia, sta ricevendo sostegno esterno. Assad è supportato dall’Iran e dalla Russia. L’intervento americano in Siria, potrebbe innescare un incremento degli aiuti iraniano russo a Assad.
Il governo iraniano sarebbe favorevole a invischiare strategicamente gli Stati Uniti in una guerra in Siria, con l’effetto di procurare un ulteriore drenaggio delle nostre risorse e distrarre l’America dalle ambizioni nucleari dell’Iran. L’intervento in Siria potrebbe tradursi in una guerra prolungata.

Motivo 8 – I successori di Assad, potrebbero essere peggiori di quelli attuali. Il nostro intervento in Iraq, ha lasciato gli iracheni e gli Stati Uniti, in rapporti tesi. Il nuovo governo iracheno non è particolarmente amichevole verso gli Stati Uniti, ha buoni rapporti con l’Iran.
Il 65% degli iracheni ritengono che le condizioni di vita erano migliori (o lo stesso) sotto Saddam.
Il Generale Martin E. Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff, Segretario della Difesa e del Consiglio di sicurezza nazionale (è  il principale consigliere militare del Presidente Obama), ha sottolineato di non saper nulla dei ribelli siriani.

Motivo 9 – Una guerra civile potrebbe estendersi nei paesi che confinano con la Siria come l’Iraq, Israele, Giordania, Libano e Turchia. Potenzialmente, potrebbe coinvolgere anche l’Iran per trasformarsi in una grande guerra regionale.

Motivo 10 – La beneficienza serve in casa propria. L’America ha un deficit enorme di bilancio, le infrastrutture nazionali stanno cadendo a pezzi, il tasso di omicidi in alcune delle nostre città è a livelli delle città della Siria.
I nostri militari hanno servito con onore e coraggio in Afghanistan e in Iraq, ora, prima di affrontare nuovi impegni, meritano un po’ di riposo. Se non assolutamente necessario, questo non è il momento per una nuova avventura in Medio Oriente.
L’intervento militare, per amore del popolo americano e siriano, dovrebbe essere la nostra ultima opzione, deve essere attentamente pianificato, basato su ipotesi realistiche».

, , ,
Pino Silvestri

About Pino Silvestri

Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
View all posts by Pino Silvestri →

2 thoughts on “Dieci motivi che impediscono all’America d’intervenire militarmente in Siria

  1. La nostra guerra è anche una guerra tra poveri, la ricchezza è tutta in mano alla Casta … :-). Baciotto*

Lascia un commento