Che cosa ci rende felici? I ricercatori per trovare la risposta hanno analizzato 200 anni di testo

La felicità come si misura? La risposta a questa domanda per anni ha eluso filosofi, scienziati e ricercatori. La felicità poiché è un sentimento soggettivo, è difficile oggettivamente trovare un modo per misurarla.
World Happiness Report (Rapporto sulla felicità mondiale) delle Nazioni Unite è uno dei metodi più comuni per misurare la felicità globale attraverso dati statistici economici, sociali e culturali.
I ricercatori quando si tratta di capire come la nostra felicità si colloca rispetto alle generazioni precedenti, hanno avuto difficoltà nel trovare metodi per misurarla. Gli accademici che studiano il passato di solito usano un metodo chiamato “lettura ravvicinata”, è un’analisi critica e riflessiva di un testo, permette loro di acquisire una comprensione più profonda di come gli autori potrebbero essersi sentiti nel momento in cui hanno scritto i loro testi.
Gli psicologi l’hanno confermato, sanno che ciò che una persona dice o scrive può spesso rivelare molto sulla loro felicità di fondo. Sarebbe interessante poter leggere ogni libro che sia mai stato scritto per sviluppare una comprensione di cosa significasse davvero vivere nei precedenti 200 anni di storia.

Analisi del sentimento
Thomas Hills professore associato di psicologia, Università di Warwick, ha detto:
«Insieme ai miei colleghi Chanuki Illushka Seresinhe, Daniel Sgroi, Eugenio Proto, abbiamo condotto di recente una ricerca che ha fatto un primo passo verso lo sviluppo di un quadro quantitativo di felicità nella storia. Abbiamo sviluppato un metodo che è stato in grado di analizzare il testo online di milioni di libri e giornali pubblicati negli ultimi 200 anni.
Lo abbiamo fatto applicando un algoritmo statistico a milioni di testi storici digitalizzati per capire quanto fossero felici gli scrittori al momento della scrittura, si chiama “analisi del sentimento”, misura la frequenza con cui un autore usa parole positive e negative per esprimere il proprio atteggiamento emotivo. Parole più positive, come “amore”, “felicità” e “celebrazione” indicano sentimenti più positivi, mentre parole più negative come “morte”, “rabbia” e “tristezza” indicano sentimenti negativi. Siccome nel tempo alcune parole hanno cambiato il loro significato, ne abbiamo tenuto conto anche nell’analisi delle parole e dei loro significati, ad esempio, parole come “gay” e “rischio” hanno cambiato la loro valenza nel tempo, in questo caso, entrambe sono diventate più negative.

Indice di Valenza Nazionale
Analizzando la lingua usata nei testi scritti di quattro paesi occidentali – Regno Unito, Stati Uniti, Italia e Germania – siamo stati in grado di creare un quadro quantitativo del benessere soggettivo storico, l’abbiamo chiamato “Indice di Valenza Nazionale”. È in grado di calcolare i livelli relativi di felicità o infelicità osservando la lingua usata in qualsiasi testo in un dato anno. Confrontandolo con i dati dell’indagine Eurobarometro sul benessere soggettivo, la nostra misura sembra essere ragionevolmente affidabile.
L’Indice Nazionale di Valenza in seguito l’abbiamo usato per vedere come le guerre, e i cambiamenti economici e sanitari degli ultimi 200 anni hanno inciso sulla felicità complessiva.

La felicità allora e adesso
Ciò che abbiamo scoperto è notevole, sebbene si supponga spesso che il prodotto interno lordo (PIL) sia associato a un aumento del benessere, abbiamo riscontrato che il suo effetto sul benessere nel corso della storia è, nella migliore delle ipotesi, marginale. Il Pil è aumentato in modo abbastanza consistente negli ultimi 200 anni nei quattro paesi che abbiamo considerato, ma drasticamente in quest’arco di tempo il benessere si è evoluto e peggiorato. Ciò che forse è più straordinario è che il benessere a breve termine sembra essere incredibilmente resiliente agli eventi negativi.
Il nostro studio ha scoperto che:
– la Germania è stata più felice nel 1800 e subito dopo la seconda guerra mondiale; allo stesso modo durante il 1800 valori elevati si trovano anche nelle altre nazioni. Tuttavia, questi valori potrebbero non essere del tutto precisi, poiché gli scrittori dell’età vittoriana erano in genere di classe superiore e gli argomenti di cui scrivevano e il linguaggio che usavano erano diversi da quelli odierni. La Germania, tuttavia, ha visto un aumento della felicità soggettiva dagli anni ’70;
– nel Regno Unito, il cosiddetto Inverno del malcontento(segnò la più grande interruzione del lavoro dopo lo sciopero generale del 1926) alla fine degli anni ’70, è stato il punto più basso di benessere e felicità che abbiamo misurato, è iniziata a scendere negli anni ’50. La nazione era più felice durante gli anni tra le due guerre degli anni ’20 e alla fine della Seconda Guerra Mondiale;
– negli Stati Uniti, la felicità è stata influenzata da eventi come la Guerra Civile, la Grande Depressione e la Guerra di Corea. Gli Stati Uniti erano i più felici degli anni ’20, la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale, causarono il crollo del benessere;
l’Italia come le altre nazioni è stata colpita dalle guerre mondiali, ma ha visto un costante aumento del benessere soggettivo dagli anni ’70.
I risultati permettono ai governi di capire meglio come dovrebbero formulare le loro politiche, per esempio, come dovrebbero spendere i loro soldi per migliorare la felicità?
È bene sapere che in tutti i paesi, un anno extra di vita (in termini di longevità) equivale a un aumento del PIL del 4,3%; un anno di conflitti interni equivale a un calo del PIL del 30%. Le politiche che mirano a migliorare la longevità, ad esempio garantendo per tutta la vita un migliore accesso all’assistenza sanitaria, possono quindi essere migliori di quelle che cercano solo di aumentare il PIL, che è sempre più contestato come misura di progresso.
L’Indice Nazionale di Valenza potrebbe anche essere usato per capire come in futuro l’aumento del debito nazionale e la disoccupazione influenzeranno la nostra felicità. La migliore comprensione degli effetti positivi e negativi sulla felicità della società potrebbe avere effetti misurabili sia sulla qualità della vita sia sulla produzione economica di una nazione. Più in generale, comprendere il nostro passato psicologico può aiutarci a meglio immaginare un positivo futuro psicologico».

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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