Brexit: Vodafone potrebbe lasciare il Regno Unito

Vodafone (VOD) azienda multinazionale di telefonia cellulare e fissa con sede a Newbury, nel Regno Unito, ha partecipazioni in 25 paesi, in 16 dei quali opera con il proprio marchio e conta 434 milioni di clienti nel mondo, in seguito al risultato choc del referendum della scorsa settimana sta pensando di trasferire la sua sede fuori dal Regno Unito.
La perdita della società il cui capitale aiuta ad ancorare un saldo punto di riferimento sul FTSE 100 – l’indice azionario delle 100 società più capitalizzate quotate al London Stock Exchange -, sarebbe un duro colpo per un paese che sta lottando per venire a patti con le conseguenze economiche di un voto di divorzio dai suoi vicini europei.
Vodafone in un comunicato ha detto:
«L’adesione della Gran Bretagna alla UE è stato un fattore importante nella nostra crescita, i solidi principi UE, basati sulla libertà di circolazione delle persone, dei capitali e merci sono tutti di vitale importanza per le aziende regionali.
Non è ancora possibile trarre conclusioni definitive per quanto riguarda la posizione stabile per la nostra sede. Continueremo a valutare la situazione e adottare le appropriate decisioni nell’interesse dei nostri clienti, azionisti e dipendenti».
Vodafone, la cui sede di gruppo è a Londra, ha detto che la stragrande maggioranza dei suoi 462 milioni di clienti e 108.000 dipendenti si trovano al di fuori del Regno Unito. La società al lordo delle imposte guadagna il 55% delle sue entrate in Europa, mentre solo l’11% proviene dalla Gran Bretagna.
Le imprese britanniche sulla scia del voto devono affrontare enormi livelli d’incertezza. Londra deve ora stabilire nuovi rapporti commerciali con i principali partner stranieri, e determinare lo stato d’immigrazione dei migranti UE che in questo momento lavorano nel Regno Unito.
Le scosse di assestamento dal voto Brexit a livello aziendale si fanno ancora ampiamente sentire: le grandi banche (molte delle quali hanno sede a Canary Wharf una zona nell’est di Londra che mira a sfidare il principale centro finanziario della Gran Bretagna), stanno affrontando uno dei più grandi mal di testa: prima del voto avevano avvertito che in caso di uscita dalla UE sarebbero state costrette a trasferirsi lontano dal Regno Unito. Rilevanti centri finanziari di Parigi, Dublino, Lussemburgo, Amsterdam, Francoforte, la sede della BCE, potrebbero beneficiare di Brexit nel caso le grandi banche decidano di spostare altrove alcune delle loro attività finanziarie.
Moody una delle tre più grandi agenzie di rating ha avvertito che in Gran Bretagna le case automobilistiche, i costruttori e produttori di generi alimentari potrebbero soffrire di barriere commerciali e conseguenti ridotti volumi d’affari, mentre il rischio regolamentare (per le aziende è il rischio che un cambiamento nelle leggi e regolamenti su tasse e altro può determinare sostanziali costi di gestione di un business, ridurre l’attrattiva d’investimento e/o modificare il panorama competitivo), potrebbe colpire le aziende telefoniche, linee aeree e produttori di farmaci.
Le imprese edili hanno già subìto grandi perdite. Gli analisti sono preoccupati che un forte calo della fiducia dei consumatori ridurrà la vendita di case. I compratori stranieri potrebbero non trovare più a Londra un’opzione attraente per gli investimenti immobiliari.
Il FTSE 250, l’indice di capitalizzazione che riguarda società inglesi per lo più di medie dimensioni, dal giorno del voto è precipitato del 10%.