Attacco hacker alle auto senza pilota paralizzerebbe il traffico di una città

Le auto a guida autonoma man mano che diventano comuni, è sempre più probabile che quelle connesse a Internet possano essere contemporaneamente disabilitate.
Le autorità di regolamentazione tendono a concentrarsi sulla prevenzione d’incidenti individuali, come il pedone che l’anno scorso in Arizona è stato colpito e ucciso da un’auto a guida autonoma di Uber. Tuttavia, non riescono ad affrontare gli effetti di un attacco hacker su larga scala in un contesto urbano.
Skanda Vivek della Georgia Institute of Technology questa settimana all’American Physical Society March Meeting del 2019 a Boston, presenterà la sua ricerca sui rischi cyber-fisici dei veicoli hackerati collegati a Internet.
Skanda Vivek e il suo team hanno scoperto che anche un piccolo attacco che colpisce solo il 10% dei veicoli a Manhattan, potrebbe causare ingorghi a livello di città e ostacolare i servizi di emergenza. Il team in conformità a questi risultati, ha anche sviluppato una strategia di attenuazione del rischio per prevenire l’interruzione urbana di massa da parte di alcuni veicoli compromessi.
Skanda Vivek ha utilizzato simulazioni per indagare su come gli attacchi hacker potrebbero avere un impatto sul flusso di traffico a New York. Lui e il suo team, tra cui Peter J. Yunker, David Yanni e Jesse Silverberg, fondatore di Multiscale Systems Inc., alla fine hanno scoperto che usando la teoria della percolazione, un sistema matematico basato sull’analisi statistica delle reti, potevano quantificare in tempo reale come si sarebbero svolti questi scenari a New York City.
Inoltre, la loro analisi ha aiutato il team a sviluppare una strategia di attenuazione del rischio, si basa sull’utilizzo di reti multiple per i veicoli collegati per ridurre il numero di auto che potrebbero essere compromesse in una singola intrusione.
Skanda Vivek ha detto:
«La probabilità di frammentazione a livello cittadino sarebbe bassa se non più del 5% dei veicoli collegati fossero, compartimentati sulla stessa rete o utilizzassero gli stessi protocolli di rete. Pertanto, un hacker con l’intenzione di causare un’interruzione su larga scala di fronte a quest’architettura multirete compartimentata dovrebbe eseguire intrusioni multiple simultanee, il che aumenta la difficoltà di un attacco di questo tipo e lo rende meno probabile che si verifichi».
I veicoli compromessi sono diversi dai dati compromessi. Le collisioni causate da veicoli compromessi rappresentano un pericolo fisico per gli occupanti del veicolo, con ampie implicazioni per il complessivo flusso di traffico.
Skanda Vivek ha aggiunto:
«La ricerca anche se c’è stato un controllo pubblico sulle singole collisioni, è necessaria perché i probabili impatti di un hack su larga scala sul flusso del traffico devono ancora essere quantificati.
E’ inevitabile parlare di più sistemi autonomi sulla strada, le auto connesse sono il futuro, possiedono un enorme potenziale d’impatto positivo dal punto di vista economico, ambientale e, psicologico per gli ex conducenti non più frustrati da spostamenti congestionati.
La nostra ricerca non è in opposizione al futuro delle auto connesse, piuttosto, la novità del nostro lavoro consiste nell’identificare e quantificare i sottostanti rischi fisici e informatici quando sono compromessi più veicoli collegati. Mettendo in luce queste tecnologie in una fase iniziale, speriamo di poter contribuire a prevenire gli scenari dei casi peggiori».

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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