Ascolta questa musica è stata composta al ritmo del riscaldamento globale (Video)

L’artista Stephan Crawford ha avuto l’idea di comporre la musica al ritmo del riscaldamento globale, gestisce The ClimateMusic Projet, un gruppo formato da scienziati, musicisti e compositori: sulla base di dati climatici creano musica che poi propongono in concerti, con lo scopo di comunicare al pubblico l’urgenza d’intervento sul cambiamento climatico.
Il brano corrente del compositore Erik Ian Walker, dura circa 30 minuti, copre 500 anni di dati, tra il 1800 e il 2300, include proiezioni per due possibili scenari futuri: uno in cui gli esseri umani con negligenza continuano a pompare i gas serra nell’atmosfera; l’altro, appena si sono resi conto di quello che stava succedendo, con saggezza hanno iniziato a ridurre le emissioni per cercare di mantenere il riscaldamento globale sotto i 3,6° C: è questo l’obiettivo dell’accordo di Parigi sul clima, la soglia oltre la quale il cambiamento climatico sarà irreversibile e apocalittico.
Il brano inizia con suoni rilassanti, lentamente si sovrappongono ai dolci suoni del cinguettio degli uccelli. Man mano che le concentrazioni di anidride carbonica aumentano costantemente, dalla metà del 1800 durante la Rivoluzione Industriale, il ritmo aumenta. La musica nei primi anni 2000 cresce sempre più discordante; entro il 2030, è così veloce e distorta da indurre ansia; alla fine del secolo con le temperature aumentate di quasi 9°C, è più rumore che musica.
Il brano musicale è accompagnato da animazioni grafiche, mostrano i cambiamenti nei livelli di CO2, la temperatura globale e il livello energetico della Terra. Al termine, c’è una sessione di coinvolgimento in cui le persone possono condividere i loro pensieri con esperti che fanno parte delle organizzazioni di azione per il clima.

Nascita di The ClimateMusic Projet
La prima esibizione sperimentale di Stephan Crawford avvenne nel settembre 2014, nel suo studio artistico organizzò un hack day con un gruppo di musicisti e scienziati. Tutti per otto ore, lavorarono per creare musica d’ispirazione climatica. Alle ore 17.00 per un test suonarono il loro brano davanti a un ristretto pubblico. La risposta alla fine della giornata fu molto positiva, al punto di convincerli che dovevano spingere l’idea molto più lontano.
The ClimateMusic Project da allora è cresciuto in modo sostanziale. Il gruppo comprende due compositori e quattro scienziati del clima, nella Bay Area ha organizzato più di una dozzina di concerti, sta cercando di espandersi in tutto il mondo. Stephan Crawford ha detto che il gruppo sta lavorando anche per sviluppare concerti in Realtà Virtuale. L’anno prossimo, inoltre, affiancherà una scuola di musica a San Francisco per creare uno strumento online che permetterà ai compositori di tutto il mondo di accedere ai dati necessari per realizzare composizioni d’ispirazione climatica. ClimateMusic Project in questo modo può variare la sua musica e il suo pubblico.

Intervista a Stephan Crawford
The Verge ha intervistato Stephan Crawford, ha fatto domande sul modo di produrre musica dai dati climatici, sulle motivazioni alla base del progetto e i suoi futuri programmi.

Perché avete voluto creare The ClimateMusic Project?
A quel tempo avevo appena conseguito una laurea in scienze ambientali, cercavo il modo di combinare le mie nuove conoscenze con i miei impegni artistici. Il cambiamento climatico è un grande problema, per molte persone sembra qualcosa di molto astratto, una situazione che vivremo in futuro, non necessariamente oggi. Volevo trovare un metodo per far capire che la questione è al limite, ma possiamo ancora risolvere il problema. La musica mi è sembrata essere il modo naturale per farlo.

In che maniera esprimete il cambiamento climatico nelle composizioni musicali?
Ci sono diversi modi per farlo, con programmi software utilizzati per trasferire i dati direttamente in qualsiasi suono. Il problema con la sonificazione nell’associare i dati indicati dal grafico a delle note, per ottenere una musica, in genere produce solo rumore. Abbiamo preso una decisione molto consapevole di non usare questo metodo, ma di lavorare con un vero team scientifico per capire nei dati dove si trovano i suoni importanti, e poi di lavorare con il compositore per cercare modi creativi per esprimere quei segnali in musica in sintonia con le persone.
Il brano è stato realizzato con un processo chiamato metodo decostruttivo, dove un compositore propone un’idea musicale indipendente da qualsiasi dato. Il compositore dopo che l’idea è stata lanciata, lavora con il nostro team scientifico per esplorare essenzialmente cosa accade nel portare quell’idea a contatto con i dati nel tempo. Ciò è fatto assegnando campionature musicali alle variabili del sistema climatico. Ad esempio, in questo brano abbiamo modellato quattro variabili: CO2, l’equilibrio energetico della Terra, la temperatura atmosferica della Terra e il pH oceanico.

Perché il sito dice che la rappresentazione è più appropriata per gli adulti e bambini dai 12 anni in su?
Il motivo principale era che il suono del brano poteva essere troppo forte per i bambini. Mi hanno dimostrato che avevo sbagliato, dobbiamo modificare le FAQ. In uno dei nostri concerti, siamo stati al conservatorio di Oakland, tra il pubblico avevo visto un gruppo di allievi della quarta elementare, mi ero detto: “Oh no, questi sono troppo piccoli”. In realtà amano il brano, alla fine del concerto uno di loro ha chiesto i dati perché la sua classe stava facendo una ricerca sul cambiamento climatico.

In che modo coinvolgete le persone a prendersi cura dei cambiamenti climatici?
Nel 2015, quando abbiamo fatto il nostro esordio al Planetario di Oakland, durante la sezione dedicata al coinvolgimento del pubblico, una donna si è alzata in piedi e ha detto: “Ascoltando la musica, osservando l’animazione con lo scorrere degli anni e i dati, mi sono detta: così la musica suonava quando sono nata, così la musica suonava quando è nata mia figlia”.
Per quella donna, la prima volta nella sua vita, la tematica molto astratta del clima improvvisamente è diventata molto personale trasferendosi nel contesto del suo percorso storico familiare. Per lei è stata una scoperta importante. E’ questo uno degli effetti della musica.
Il ritmo si può sentire, percepire, si può incorporare anche nel proprio corpo. Mentre si guardano i riferimenti storici del dove eravamo, del dove stiamo andando, è un’esperienza molto più viscerale, molto più sensoriale, trasmette un senso di comprensione completamente diverso.
Vogliamo farci carico di questa nuova comprensione, vogliamo facilitare il processo di aiutare le persone a connettersi e canalizzare l’energia in modo molto positivo. Stiamo costruendo una rete di alfabetizzazione climatica e organizzazioni d’azione, possono essere collegate direttamente al nostro pubblico.

Che cosa c’è nel futuro di The ClimateMusic Project?
Affinché il progetto raggiunga davvero un elevato numero di persone e abbia un impatto, dobbiamo avere più contenuti, ogni singolo brano musicale è un appello a tante persone. Il nostro obiettivo è di creare innumerevoli contenuti in diversi generi musicali. Praticamente dal 2018, svilupperemo uno strumento che ci permetterà di lavorare ovunque con i compositori, per creare un lavoro più rapido che abbia risonanza locale, che sia in Africa, in Asia o in Sud America.
In definitiva, probabilmente tra un anno il Santo Graal che puntiamo a raggiungere sarà una rappresentazione interattiva, in cui il pubblico potrebbe in qualche modo partecipare alla performance. Vorremmo integrare la possibilità per le persone di interagire con la musica, ad esempio con i brani di danza. Più le persone sono in grado di interagire con la musica e sentire la musica, più significativo sarà per loro.