Amazon, Facebook e Google senza spiare il nostro cellulare sanno tutto di noi

Se ti sei mai chiesto se il tuo cellulare ti stia spiando, non sei il solo, oggi uno degli argomenti più dibattuti nella tecnologia è la quantità di dati online che le aziende raccolgono di nascosto su di noi. Potresti aver condiviso l’esperienza sempre più comune di essere stato sommerso dagli annunci pubblicitari, probabilmente per qualcosa di cui hai discusso di recente in una conversazione vera o in un’interazione online.
La pubblicità mirata suggerisce che le aziende tecnologiche oltre a registrare segretamente le nostre conversazioni private tramite smartphone o altri dispositivi connessi a Internet come smart TV, Amazon Echo o Google Home, leggono i nostri messaggi privati anche quando sono presumibilmente crittografati, come con WhatsApp di Facebook. Se questo fosse vero, rivelerebbe un’enorme cospirazione, potrebbe causare danni indicibili all’industria tecnologica, il che lo rende piuttosto inverosimile.
Eppure, c’è un altro motivo più convincente per spiegare i rilevanti annunci pubblicitari che vediamo online: in poche parole, le aziende tecnologiche hanno altre strade per raccogliere tanti dati su di noi, i nostri interessi, desideri e abitudini. Acquisite queste informazioni possono costruire un profilo dettagliato su di noi, utilizzando algoritmi basati su scienza comportamentale e tendenze trovati altrove nei loro dati, possono predire quali annunci potrebbero essere rilevanti per noi, mostrandoci prodotti o servizi cui abbiamo pensato di recente, anche se non li abbiamo cercati direttamente o altrimenti indicati online.
Le aziende investono molto nella raccolta di dati sugli utenti, lo fanno in diversi modi. Il social network e le altre applicazioni per conoscere i nostri interessi, desideri e relazioni, offrono la possibilità di memorizzare e condividere i dati caricati “gratuitamente” durante l’utilizzo, così come i contenuti cui accediamo con il “mi piace” di Facebook (le recenti rivelazioni sul grado in cui i dati degli utenti di Facebook sono stati condivisi non aiuta le persone a stare tranquille).
E, naturalmente, c’è la nostra cronologia di ricerca, può rivelare tanto sulle nostre attuali preferenze, per esempio, i dati di Google sono stati utilizzati anche per individuare l’inizio di epidemie d’influenza.
Tutto ciò diventa sempre più inquietante, è il caso della nostra casella di posta elettronica, Google ha detto che non avrebbe più analizzato i contenuti delle e-mail per scopi pubblicitari ma rapporti recenti suggeriscono che altre grandi aziende continuano a farlo.
La nuova tecnologia fornisce anche un’altra fonte di dati, che si tratti d’indossabili, smart TV, altri dispositivi intelligenti in casa o le applicazioni per smartphone che abbiamo imparato ad amare, queste possono raccogliere dati su come si utilizzano i dispositivi intelligenti, i contatti, cosa si guarda e per quanto tempo, altri dispositivi sulla rete domestica, o dove si va.
E’ emerso che non sono solo i singoli siti o dispositivi a monitorare il nostro comportamento online, un enorme ecosistema d’inserzionisti e aziende di supporto è dedicato al monitoraggio delle attività su Internet. I siti generalmente registrano quali pagine si guardano salvando sul browser un piccolo file chiamato “cookie”. La nostra attività su diversi siti può essere abbinata osservando l’impronta digitale del nostro browser, un profilo costituito da dettagli come le dimensioni dello schermo, la versione del browser utilizzata, quali strumenti plug-in sono stati scaricati: quindi, quando visitiamo un altro sito, una società pubblicitaria che ha creato un profilo dell’utente in base ai cookie e alle impronte digitali del browser può caricare uno “script di terze parti” per visualizzare annunci pertinenti al nostro profilo.
Forse ancora più preoccupante è che questo monitoraggio non si ferma al dato online. E’ noto che le aziende di tecnologia per integrare le loro offerte di annunci pubblicitari, si rivolgono a organizzazioni finanziarie per comprare i dati sugli acquisti degli utenti nel mondo reale, ciò può includere informazioni inerenti il reddito, luoghi, ristoranti frequentati e anche quante carte di credito sono presenti nei loro portafogli.
La disattivazione di questo monitoraggio e la successiva condivisione dei dati è incredibilmente difficile, anche se lo chiedi, la richiesta potrebbe non essere rispettata, un esempio è il clamore causato quando è stato scoperto che Google traccia la posizione degli utenti Android anche quando l’impostazione della posizione è disattivata.
I dati sulla posizione sono tra i più utili per la pubblicità mirata, molte aziende, tra cui Apple, Google e Facebook, traccia la posizione delle persone da utilizzare come input nei loro algoritmi personalizzati.

Mettere insieme i dati
Per riassumere con un semplice esempio, immaginate di aver appena iniziato a pensare a dove andare per la vostra prossima vacanza, in città dopo aver passato la mattina visitando gli agenti di viaggio per discutere le ultime offerte per i tropici, dopo essere andati al vostro ristorante preferito, fatto un salto a una popolare catena alimentare caraibica, il giorno dopo, è probabile trovare nel feed dei social media, annunci pubblicitari di voli, hotel e tour con offerte per andare alle Barbados.
E’ questo un esempio molto reale di come i dati sulla nostra posizione, gli acquisti finanziari, la sosta al ristorante e altro, possono essere correlati e utilizzati per creare annunci pubblicitari personalizzati: mentre alcuni potrebbero accogliere con favore le offerte pubblicitarie per le vacanze, diventa molto più preoccupante quando la raccolta di dati per gli annunci pubblicitari riguarda sensibili argomenti di salute, difficoltà finanziarie o persone vulnerabili come i bambini.
Il futuro della pubblicità digitale è destinato a essere tanto spaventoso quanto intrigante. Le aziende tecnologiche anche con le nuove leggi che cercano di proteggere le informazioni delle persone, saranno costantemente alla ricerca di allargare i confini della raccolta dati e la progettazione di algoritmi sempre più raffinati, un quadro preoccupante per noi tutti.

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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