Alexa Meade trasforma le persone reali in opere d’arte (Foto)

Vedete il dipinto qui sotto? Beh, in realtà l’uomo anziano con il berretto rosso all’interno di un vagone della metropolitana non è un dipinto, è una fotografia. Per essere più precisi, è una fotografia di una persona coperta di pittura (clicca l’immagine per vedere altre foto).

Alexa Meade persone pitturate trasformate in opere d'arte
L’idea artistica è di Alexa Meade, nata nel 1986 a Washington, laureata in Scienze Politiche, è diventata un’artista nota per i suoi ritratti dipinti sul corpo umano, trasforma le persone in opere d’arte. Il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo, ha ricevuto ottime critiche da CNN, Wired, NPR, il Wall Street Journal, e altro ancora. Ha tenuto conferenze presso la California Institute of the Arts, UC Berkeley, Apple, Adobe, e National Geographic Londra.
Alexa Meade cresciuta a Washington DC, inizialmente si è interessata di politica, nel 2008 ha lavorato per la campagna di Obama a Colorado. Dopo la laurea in Scienze Politiche, ha deciso di diventare un’artista: «L’idea iniziale di pitturare le ombre naturali con la vernice nera si è evoluta in qualcosa di molto più grande», come ha spiegato nel suo intervento al TED (Technology Entertainment Design) per presentare “Il tuo corpo e la mia tela” visto più di 2 milioni di volte.
Ecco in video l’intervento di Alexa Meade, in conferenza descrive in dettaglio la sua arte. La traduzione è stata curata da Anna Cristiana Minoli.

 Il tuo corpo è la mia tela
«Potreste voler guardare più da vicino. In questo dipinto c’è molto più di quanto appare. Certo, è un dipinto acrilico di un uomo, ma non l’ho dipinto su tela. L’ho dipinto direttamente sull’uomo.
00:26
Nelle mie opere artistiche faccio a meno della tela, e se voglio farvi un ritratto, lo dipingo su di voi, fisicamente. Questo significa che probabilmente finirete con un orecchio pieno di colore, perché devo dipingere l’orecchio sul vostro orecchio. Tutto in questa scena, la persona, i vestiti, le sedie, il muro sono coperti da uno strato di pittura che imita quello che c’è immediatamente sotto, e in questo modo, sono in grado di prendere una scena tridimensionale e farla sembrare un dipinto bidimensionale. Posso fotografarlo da qualunque angolatura, sembrerà sempre in 2D. Niente Photoshop. È solo una fotografia di uno dei miei dipinti tridimensionali.
01:12
Vi chiederete come mi è venuta questa idea di trasformare le persone in dipinti. Originariamente non aveva niente a che fare con le persone o la pittura. Si trattava delle ombre. Ero affascinata dall’assenza di luce, e volevo trovare un modo di darle una materialità e coglierla prima che cambiasse. Mi è venuta questa idea di dipingere ombre. Mi piaceva l’idea di nascondere in quest’ombra la mia versione dipinta, sarebbe stata quasi invisibile fino al cambio della luce, e improvvisamente la mia ombra sarebbe venuta alla luce.
01:47
Ho pensato a dove altro potevo mettere le ombre, e ho pensato al mio amico Bernie. Ma non volevo solo dipingere le ombre. Volevo anche dipingere i punti salienti e creare una mappa sul suo corpo in scala di grigi. Avevo una visione specifica di quale sarebbe stato il risultato e mentre lo dipingevo, mi assicuravo di seguirlo attentamente. Ma qualcosa continuava ad oscillarmi davanti agli occhi. Non ero sicura di quello che stavo osservando. Nel momento in cui mi sono presa il tempo di fare un passo indietro, magia. Avevo trasformato il mio amico in un dipinto. Non avrei potuto prevedere volendo dipingere un’ombra, che avrei estratto quest’altra dimensione, che l’avrei smontata, che avrei preso un dipinto l’avrei trasformato nel mio amico e poi riportato ad un dipinto.
02:38
Però ero un po’ in conflitto, perché ero così emozionata di quello che avevo scoperto, ma stavo per diplomarmi all’università in scienze politiche, e avevo sempre avuto questo sogno di andare a Washington, D.C., sedermi a una scrivania e lavorare per il governo. (Risate) Perché tutto questo doveva mettersi in mezzo?
03:03
Presi la decisione difficile di tornare a casa dopo la laurea e di non andare a Capitol Hill, e andare invece nel seminterrato dei miei genitori e imparare a dipingere come lavoro. Non avevo idea di dove cominciare. L’ultima volta che avevo dipinto, era stato in un campo estivo a 16 anni, e non volevo imparare a dipingere copiando grandi maestri o stendere una tela e fare continua pratica su quella superficie, perché non era quello il senso del mio progetto. Si trattava di spazio e luce.
03:39
Le mie prime tele sono finite per essere cose che non vi aspettereste venissero usate come tela, come cibo fritto. È quasi impossibile fare aderire il colore al grasso su un uovo. (Risate) Ancor più difficile è dipingere sull’acido di un pompelmo. Cancellava le mie pennellate come se fosse inchiostro invisibile. Mettevo giù qualcosa e spariva istantaneamente.
04:07
Se volevo dipingere sulle persone, ero un po’ in imbarazzo a portare le persone nel mio studio e mostrare loro che passavo le mie giornate in cantina a dipingere sui toast. Sembrava avesse più senso fare pratica su me stessa. Uno dei miei modelli preferiti ha finito per essere un uomo anziano in pensione a cui non importava stare fermo seduto e avere il colore nelle orecchie. Si sentiva anche poco in imbarazzo nel farsi portare in luoghi pubblici per delle mostre, come alla Metro.
04:44
Mi divertivo così tanto in questo processo. Imparavo da sola come dipingere in questi stili diversi, e volevo scoprire cos’altro farci. Ho iniziato a collaborare con Sheila Vand, e abbiamo avuto questa idea di creare dipinti su superfici più insolite, come il latte. Abbiamo preso una piscina. L’abbiamo riempita di latte. Ci abbiamo messo dentro Sheila e abbiamo iniziato a dipingere. Alla fine, le immagini erano sempre completamente impreviste, perché potevo avere un’immagine specifica di come avrebbe dovuto essere, potevo dipingerla per realizzarla in quel modo, ma nel momento in cui Sheila si distendeva sul latte, tutto cambiava. Era un flusso costante, e abbiamo dovuto accettarlo invece di combatterlo, vedere dove ci portava il latte e compensare per renderlo ancora più bello. Qualche volta, quando Sheila era distesa sul latte, veniva via tutto il colore dalle braccia, e potrebbe sembrare un po’ sgraziato, ma la nostra soluzione è stata quella di nascondere le braccia. Una volta, aveva talmente tanto latte nei capelli che le ha strisciato via tutto il colore dalla faccia. Va bene, allora nascondiamo la faccia. Abbiamo finito con una cosa molto più elegante di quanto potessimo immaginare, anche se è sostanzialmente la stessa soluzione che usa un bambino quando non riesce a disegnare le mani, le nasconde nelle tasche.
06:12
Quando abbiamo iniziato il progetto del latte, e quando io ho iniziato, non potevo prevedere che sarei passata da inseguire i miei sogni in politica e lavorare a una scrivania a inciampare su un’ombra e trasformare le persone in dipinti e dipingere sulle persone in una piscina di latte. Ma di nuovo, penso sia anche imprevedibile trovare qualcosa di strano nelle cose familiari, finché si è disposti a guardare oltre a quello che è già evidente, vedere qualcosa sotto la superficie, nascosto nell’ombra, e riconoscere che ci può essere altro di quello che appare a prima vista.
06:49
Grazie.
06:50
(Applausi)

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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