Attendevo da alcuni giorni una nuova chiamata telefonica di Hagenbeck Johann, un componente della giunta comunale della città di Hamelin in Sassonia. Qualche settimana prima, precisamente il 2 settembre del 1300, Johann, mi aveva fatto pervenire una corposa relazione su quanto stava accadendo nella sua città. Per l’urgenza e la drammaticità della situazione, dopo aver letto la relazione di Hagenbeck, avevo immediatamente fatto attivare il S.O.R.C.I. – Sede Operativa Ratti Centro Internazionale -, per un rapido intervento delle loro unità, specializzate in rapide disinfestazioni in territori contaminati da ratti. Hamelin, era una città sotto assedio, infestata da migliaia di ratti, che aumentavano giorno dopo giorno, senza che nessuno riuscisse a fermare questa preoccupante invasione. Anzi, oltre al gran numero di topi, quello che aveva messo in apprensione i cittadini di Hamelin era il fatto che i ratti, senza nessun timore, attaccavano i cani, uccidevano i gatti e pericolosamente mordevano anche i bambini nelle culle, mettendo in fuga le madri, spaventate a morte.
La situazione era diventata insostenibile e pericolosa anche per il sindaco e la sua giunta, violentemente contestati e minacciati da tutti i cittadini di Hamelin, che li accusavano di incapacità di trovare una soluzione per combattere l’invasione di topi. Hagenbeck aveva chiesto il mio aiuto perchè era al corrente che in una situazione analoga ma non così drammatica, qualche anno prima, in un piccolo paesino vicino a “Pittdog”, avevo fatto intervenire un giovane musicista disoccupato, appasionato di piffero, che suonandolo con una tecnica sperimentale, riusciva ad emettere note ed ultrasuoni. Proprio gli ultrasuoni permettevano al giovane pifferaio di interagire con qualsiasi razza animale e quella volta, l’intervento con il piffero, era servito per far ammansire i cani pittbull che in completa libertà, scorazzavano per il paese ed attaccavano a morsi, chiunque si trovasse in strada.
L’attesa telefonata arrivò il 15 settembre 1300. Hagenbeck Johann, mi relazionava che il giovane pifferaio che gli avevo mandato, suonando il suo strumento, era riuscito magicamente a raccogliere in processione migliaia di topi che attratti dalle note ultrasoniche di quel piffero, lo avevano seguito lungo la strada principale diretti fuori città e allontanati definitivamente da Hamelin.
Ero intento ad ascoltare un emozionato Hagenbeck Johann, che mi stava ringraziando per l’aiuto ricevuto, quando dal Centro Sperimentale della Cefalea di Hamelin, chiamava anche il responsabile per mettermi al corrente che un suo allievo, cercando di imitare il mio pifferaio di Hamelin, era riuscito a causare artificialmente una forte cefalea ad alcuni topi di laboratorio, suonando maldestramente un piffero. Adesso, con delle cavie a disposizione, poter studiare un nuovo farmaco per combattere il mal di testa, diventava tutto più semplice. Per questo motivo, il responsabile del Laboratorio, mi aveva chiamato per ringraziarmi.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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0 thoughts on “

  1. Per farlo nascere col mal di testa hanno fatto seguire un discorso di Bossi a mamma topina durante la gestazione? Smack.

  2. Ciao Patt! Non riuscivo ad entrare in Splinder. Alla tua storia manca il Ratto con gli Strivali!!!
    (per quanto riguarda quello che ti ho chiesto, io l’ho visto sul blog lullinablog.splinder.it). Buona notte*

  3. Ciao Patt!!! No… l’alice non funziona ancora… comincio a pensare che sia il sistema operativo che non va bene, per questo ho formattato tutto e installato windows… e stasera ci riprovo….
    Comunque, patt, tu non mi disturbi mai!!! sono io che sono un pò assente… sto spostando e salvando delle cose dal pc al portatile e sono un pò presa… ma presto ritorno e facciamo due chiacchiere, se ti va……
    Intanto ti mando un abbraccione dei miei… 😉
    E anche un baciottone…
    Ciao!!! A.

  4. Ce ne vorrebero cronisti con la tua fantasia! Sai come sarebbero più divertenti i quotidiani? Il grigiore qui non certo di casa. Bacio grande, g.

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