Il Venezuela paese con le maggiori riserve di petrolio del mondo è in piena crisi economica non ha più cibo per la popolazione

In Venezuela a Cumaná i camion per la consegna di cibo sono sotto costante attacco, il cibo della nazione ora è trasportato sotto scorta armata. I soldati presidiano i panifici. La polizia spara proiettili di gomma per disperdere la folla disperata che tenta di assalire i negozi alimentari, farmacie e macellerie. Una bambina di quattro anni è stata colpita a morte durante le violente manifestazioni in strada per ottenere il cibo.
Centinaia di persone qui nella città di Cumaná, sede di uno degli eroi d’indipendenza della regione, nei giorni scorsi hanno raggiunto un supermercato rivendicando il cibo. Hanno costretto il personale ad aprire un grande cancello del magazzino e sono entrati all’interno. Hanno portato via acqua, farina, farina di mais, sale, zucchero, patate, tutto ciò che potevano trovare, lasciando dietro di loro congelatori distrutti e scaffali rovesciati.
I manifestanti hanno evidenziato che anche in un paese con le maggiori riserve di petrolio al mondo, le persone sono costrette a fare sommosse perché non c’è abbastanza cibo. Nelle ultime due settimane ci sono state più di cinquanta rivolte per il cibo: protese e saccheggi di massa hanno interessato tutto il paese, decine di negozi sono stati depredati o distrutti. Cinque persone sono state uccise, i leader del Venezuela è questo che avevano promesso di evitare, purtroppo le recenti manifestazioni e repressioni non promettono nulla di buono.

Il Venezuela senza cibo teme un nuovo “Caracazo”
Il 27 febbraio del 1989 una grande protesta popolare contro le misure neoliberali del governo di Carlos Andres Perez (per i prezzi bassi del petrolio applicò tagli ai sussidi alla popolazione che si trovò improvvisamente impoverita), terminò con il Caracazo un bagno di sangue, morirono uomini, donne e bambini, vittime della brutale repressione poliziesca. I morti furono migliaia, forse addirittura più di diecimila.
L’evento aveva tormentato la memoria del futuro presidente, Hugo Chávez, disse che in Venezuela l’incapacità del paese a fornire aiuto alla sua gente, e la repressione, sono stati i motivi che hanno spinto la rivoluzione socialista. Ora i suoi successori si trovano in un vicolo cieco simile, o forse anche peggio.
La nazione ansiosamente è alla ricerca di soluzioni per alimentare se stessa. Il crollo economico degli ultimi anni ha impedito di produrre abbastanza cibo o importare il fabbisogno dall’estero. Le città sono state militarizzate in virtù di un decreto d’urgenza del presidente Nicolas Maduro, l’uomo che Chávez prima di morire tre anni fa aveva scelto per portare avanti la sua rivoluzione.
Raibelis Henriquez diciannove anni ha detto:
«Se non c’è cibo, ci saranno più scontri, a Cumaná per il pane ho aspettato ventiquattro ore. La scorsa settimana in un solo giorno ci sono stati attaccati ventidue negozi».
La recente valutazione degli standard di vita presentata dalla Simón Bolívar University riporta che mentre i disordini e scontri destano allarme in tutto il paese, la costante fonte di disagio è la fame: un incredibile 87 per cento di venezuelani ha detto che non hanno soldi a sufficienza per comprare il cibo.
Il Centro per la documentazione e analisi sociale (un gruppo di ricerca associato alla Federazione venezuelana insegnanti) ha evidenziato che circa il 72 per cento del salario mensile è speso solo per comprare il cibo, una famiglia avrebbe bisogno di 16 stipendi di salario minimo per una corretta alimentazione.

Venezuela carenza di cibo

Leidy Cordova, trentasette anni, con quattro dei suoi cinque figli nella loro casa di Cumaná, Venezuela. Il frigorifero rotto contiene solo un sacchetto di mais e una bottiglia di aceto. (Clicca la foto per vedere altre immagini).

Provare a chiedere alle persone in questa città, quando ha consumato un pasto, la risposta di molti è “non oggi”. Tra questi ci sono Leidy Cordova, trentasette anni, e i suoi cinque figli – Abran, Deliannys, Eliannys, Milianny e Javier Luis – età da 1 a 11 anni. L’intera famiglia non aveva mangiato nulla dal pranzo precedente, il giorno successivo la signora Cordova è riuscita a fare una zuppa con pelle di pollo e grasso comprato a un buon prezzo dal macellaio. Ha detto:
«I miei figli mi dicono che hanno fame, tutto quello che posso fare, è sorridere e dire di sopportare».
Altre famiglie devono scegliere chi deve mangiare. Lucila Fonseca, sessantanove anni, ha un cancro linfatico, sua figlia quarantacinquenne, Vanessa Furtado, ha un tumore al cervello, per non fare saltare i pasti alla madre, lascia da parte un po’ del suo cibo. Ha detto:
«Ero molto più grassa, stiamo morendo mentre viviamo». La madre ha aggiunto: «Ora stiamo vivendo con la dieta di Maduro, nessun alimento, niente di niente».
Gli economisti dicono che anni di cattiva gestione economica, i bassi prezzi del petrolio, principale fonte delle entrate economiche della nazione ha aggravato la situazione, distruggendo l’approvvigionamento di cibo.
I campi di zucchero nel centro agricolo del paese giacciono a riposo per mancanza di fertilizzanti. I macchinari di proprietà dello Stato, inutilizzati, marciscono nelle fabbriche. La produzione di mais e riso una volta era esportata, ora per problemi economici è importata in minori quantità che non soddisfano la reale necessità.
Il presidente Nicolas Maduro come risposta ha rafforzato il controllo sull’approvvigionamento di cibo, firmando decreti di emergenza ha affidato la distribuzione di cibo nelle mani di un gruppo di cittadini fedeli a sinistra, una misura che i critici dicono ricorda il razionamento del cibo a Cuba.
Roberto Briceño-León, direttore dell’Osservatorio venezuelano sulla violenza, gruppo per i diritti umani, ha detto:
«In altre parole stanno dicendo che puoi ottenere il cibo se sei mio amico, se sei il mio simpatizzante».
Gabriel Márquez ventiquattro anni cresciuto negli anni del boom, quando il Venezuela era ricco e gli scaffali vuoti erano inimmaginabili, ora si trova in una nuova realtà. Fermo davanti al supermercato di Cumaná distrutto dalla folla, in mezzo a una distesa infinita di bottiglie fracassate, scatole e mensole sparse a terra, mentre alcune persone, tra cui un poliziotto cercavano cibo da portare via ha detto:
«Durante il Carnevale, per divertimento ci siamo tirati addosso le uova, ora valgono oro».
Il presidente Nicolas Maduro in un intervento televisivo per gli attacchi ai negozi ha accusato l’opposizione politica, ha detto:
«Hanno pagato un gruppo di criminali, li hanno portati con i camion. Prometto un risarcimento per chi ha perso i negozi».
Il governo allo stesso tempo attribuisce la carenza di cibo a una “guerra economica“. Accusa i ricchi imprenditori di accaparramento di derrate allo scopo creare scarsità per rivenderle a un prezzo maggiorato, dopo averne provocato il rincaro».

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