Scienziati forensi pronti ad analizzare il DNA di 700 vittime del barcone affondato nel Mediterraneo (video)

Settanta tecnici a circa 135 chilometri al largo delle coste della Libia, stanno lavorando giorno e notte per sollevare il barcone di un contrabbandiere affondato in una tomba d’acqua a più di 365 metri sotto la superficie del Mar Mediterraneo.
Il vecchio peschereccio, venti metri di lunghezza, è affondato più di un anno fa, con ben 950 migranti stipati a bordo (vedi video): solo 28 migranti sono sopravvissuti, anche se decine di corpi sono stati recuperati, il resto si ritiene sia rimasto intrappolatoall’interno della barca, forse bloccati nelle camere sottocoperta.

Recuperare il barcone oltre a mettere in luce il costo umano della crisi di migranti in Europa, darà agli scienziati un’opportunità unica, anche se morbosa, per lo studio legale. Il barcone dal fondo del mare dopo essere stato portato in superficie sarà posto su un’enorme nave vettore attrezzata con azoto liquido per conservare i cadaveri diretti in Sicilia. I Vigili del Fuoco recupereranno i corpi, in seguito un team di volontari forensi, esperti e genetisti inizierà il lavoro scrupoloso di catalogazione dei morti, reso ancora più complicato dal fatto che non esiste un elenco dei migranti e c’è poco DNA fornito dai parenti per essere abbinato alle vittime. Il programma è di creare una banca dati dei cadaveri con dettagli come la scansione 3-D del cranio, campioni di DNA e le foto. Il dettagliato processo darà agli scienziati forensi l’opportunità di acquisire informazioni preziose sul modo in cui l’acqua di mare ha inciso sui corpi dei defunti, persone di tutte le età e nazionalità morte allo stesso esatto momento nelle stesse condizioni.

Affondamento del barcone
Nelle prime ore del mattino del 18 aprile 2015, dalle rive sabbiose vicino al porto di Misurata, in Libia, un gommone con circa 200 migranti ammassati per lo più africani, dopo otto chilometri di mare raggiunse una traballante barca da pesca di legno in attesa con circa 700 altri migranti il cui sogno era di raggiungere le coste dell’Italia. I migranti e rifugiati secondo alcuni dei 28 sopravvissuti che hanno parlato con i giornalisti dopo l’incidente, avevano pagato ai contrabbandieri centinaia di migliaia di dollari per il passaggio verso l’Europa. Coloro che avevano pagato di più erano stati sistemati sui ponti superiori ed esterni, il resto, per lo più donne con neonati e bambini piccoli, erano stati inviati ai ponti inferiori per aiutare a bilanciare il peso della barca sovraccarica.
I contrabbandieri avevano incaricato due uomini per portare a destinazione il barcone: un ventisettenne tunisino di nome Mohammed Ali Malek e un venticinquenne siriano di nome Mahmud Bikhit, secondo i sopravvissuti avevano ricevuto dai contrabbandieri un telefono satellitare con un numero di SOS per comunicare con la Guardia Costiera italiana. Malek e Bikhit sono sopravvissuti, sono sotto processo per traffico di esseri umani e omicidio colposo.
Il barcone da pesca, come la maggior parte delle navi di contrabbandieri nelle acque tra la Libia e l’Italia, era stato dismesso e dichiarato insicuro, i suoi numeri d’identificazione e la bandiera erano stati rimossi. I pescatori per rottamare queste barche guadagnano poco dalla vendita, i trafficanti di esseri umani sono disposti a pagare il doppio del prezzo per le imbarcazioni che ancora galleggiano.
Il barcone che è affondato era particolarmente prezioso per le sue dimensioni, quasi il doppio rispetto a quello della maggior parte delle barche da pesca utilizzate per il traffico di esseri umani, secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, garantiva un grande profitto per i trafficanti che gestiscono un business che genera milioni di dollari l’anno.
Poche ore dopo l’inizio del viaggio qualcuno a bordo del barcone chiamò la Guardia costiera italiana, era l’inizio di una serie di eventi che sono fin troppo comuni fuori dalle acque libiche. Poiché nelle vicinanze non c’erano imbarcazioni della Guardia costiera, il King Jacob, un cargo portoghese di 150 metri, rispose alla chiamata di soccorso, raggiunto il barcone dei contrabbandieri, l’equipaggio dopo aver acceso i fari, abbassò una scaletta per aiutare i migranti a salire a bordo, purtroppo Ali Malek al timone del barcone era sotto gli effetti della marijuana e vino, secondo una dichiarazione giurata dei superstiti, a quanto pare manovrò di scatto andando a sbattere contro il cargo portoghese. L’impatto, la successiva inclinazione del barcone e lo spostamento dei migranti da una parte determinarono l’affondamento dell’imbarcazione.
I trafficanti di esseri umani non conservano dati sui migranti in modo che nessuno può sapere con certezza quante persone hanno iniziato il viaggio. La Marina Militare Italiana, con l’aiuto di Impresub Diving e Marine Contractor, in queste ore sta riportando in superficie il barcone per contare e identificare i morti. Il piano è stato annunciato la scorsa estate, quando il primo ministro italiano Matteo Renzi ha assegnato i fondi per l’operazione, promettendo di “dare a ciascuno dei migranti una degna sepoltura“.
Il 18 aprile 2016, il primo anniversario del naufragio, navi per il recupero guidate dalla Marina Militare Italiana, con l’aiuto di un braccio meccanico del veicolo comandato a distanza (ROV) chiamato Pegaso, hanno raccolto in sacchi di plastica e portato in superficie 169 corpi. Tali corpi ora sono in Sicilia, conservati in celle frigorifere in attesa del recupero del resto dei migranti.
Il 27 aprile la flotta della squadra di recupero con il ROV ha raggiunto con successo il barcone affondato, ha chiuso tutte le aperture visibili per garantire che nessun corpo andrà disperso in mare quando il barcone sarà portato in superficie. Il ROV dall’imbarcazione affondata ha rimosso un albero e ringhiere che potrebbero interferire con il recupero.
Il 9 maggio il ROV ha stabilizzato il relitto e collegato i cavi per sollevarlo. L’equipaggio ha recuperato due corpi. Le operazioni di sollevamento dovrebbero durare un giorno, il maltempo e mare mosso hanno ostacolato il lavoro, i tecnici sperano di sollevare il barcone affondato entro questo fine settimana.
Il barcone affondato dopo che sarà issato in superficie dalla nave Ievoli Ivory, comunemente utilizzata per le trivellazioni offshor, sarà posto su una grande chiatta all’interno di una tenda refrigerata per cercare di preservare le condizioni di freddo offerti dal mare profondo. Il personale periodicamente spruzzerà azoto liquido all’interno della tenda per mantenere una bassa temperatura e rallentare la decomposizione.
La Marina Militare Italiana trasferirà il barcone a circa 320 chilometri di distanza, in una base militare della Nato nei pressi di Siracusa. Tutti i corpi recuperati durante il sollevamento saranno conservati in celle frigorifere su una nave appoggio della Marina.
I Vigili del Fuoco impiegheranno procedure normalmente utilizzate durante un attacco biologico o chimico. I corpi recuperati saranno messi in camion congelatori, il barcone sarà distrutto dopo essere stato attentamente esaminato dagli investigatori della polizia per trovare eventuali segni di porte dei locali inferiori bloccate, così come altri indicatori che i migranti non sono stati tenuti in prigionia o torturati.

Identificazione delle vittime
Gli scienziati per l’esame scongeleranno quattro, sei corpi alla volta. L’Università del dipartimento di Scienze Biomediche di Milano per lo scrupoloso processo di catalogazione dei corpi e opportunità d’apprendimento guiderà un team di 24 scienziati forensi e genetisti volontari provenienti da università mediche in tutta Italia. Gli specialisti per quanto riguarda l’identificazione delle vittime in collaborazione con l’Interpol utilizzeranno protocolli stabiliti dal Comitato Internazionale della Croce Rossa. In primo luogo i morti saranno classificati per il loro livello di decomposizione, divisi in gruppi di “ben conservato”, “scomposto” e “scheletrico”. Singole ossa o parti del corpo secondo il protocollo italiano saranno trattate come individui. Poche decine di famiglie sicure che i loro cari potrebbero essere a bordo del barcone, hanno fornito campioni di DNA e impronte dentali. La stragrande maggioranza delle vittime sarà catalogata in una banca dati per sesso, età approssimativa e tutte le caratteristiche d’identificazione ancora disponibili, insieme con il loro DNA. I profili per i corpi senza nome comprenderanno anche campioni di capelli, impronte dentali e una foto del cadavere.
Il governo italiano ha promesso che ogni corpo sarà pulito e misurato, secondo il livello di decomposizione e lesioni evidenti alcuni corpi saranno sottoposti a raggi-x o digitalizzati in 3-D. I fluidi corporei e ossa delle vittime saranno prelevati e conservati per campioni di studio. Effetti personali ancora sui corpi saranno rimossi e conservati per l’eventuale restituzione ai familiari che potrebbero essere in grado di trovare il loro caro tramite i dettagli disponibili nel database.
In conclusione saranno raccolti tutti i dati disponibili per ciascuna delle centinaia di vittime, queste saranno sepolte in Sicilia con identificativi marcatori sulle loro tombe insieme a migliaia di altre vittime anonime che sono state perse in mare.
La banca dati sarà disponibile online per gli individui che sono alla ricerca di una persona cara persa. Il governo italiano alle persone che forniranno prove adeguate di corrispondenza contribuirà per sostenere il costo del rimpatrio dei resti.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...