Monique Alexander porno star incoraggia i genitori a spiegare il sesso ai loro bambini prima che lo faccia l’industria pornografica (video)

Ecco un modo di fare educazione sessuale in modo più interessante, in questo caso, per una giusta causa,  avere come insegnante la porno star Monique Alexander.
L’idea è dell’agenzia pubblicitaria Mistress ha creato la campagna per conto di Amaze (è una risorsa per i genitori e gli educatori con l’obiettivo per i giovani adolescenti di rendere il sesso interessante e informativo), in collaborazione con Givethetalk (per i giovani adolescenti ha le risorse per rendere l’educazione sessuale coinvolgente e generalmente meno strana).
Monique Alexander in “Give The Talk“, incoraggia i genitori ad avere con i loro figli “il dialogo” sul sesso, a questo proposito prima che lo imparino da sé guardando i film per adulti.

Monique Alexander nel suo intervento in video per la campagna pubblicitaria, realizzato in quello che sembra essere il set di un film porno (ciò è reso evidente quando deve decidere, quale “oggetti di scena” deve usare), ha detto:
«Il dialogo può essere “scomodo” e “imbarazzante”. I genitori lo dovrebbero intensificare essendo punti di riferimento per i loro figli, senza lasciare all’industria del porno di fare il lavoro per loro. Il porno mentre è facilmente accessibile a chiunque abbia un computer e una connessione internet, nessuno adeguatamente spiega ai bambini e adolescenti che il porno non è realtà, è fantasia, come un film d’azione o un videogioco. E’ evidente, se i genitori non parlano di sesso con i loro figli, allora sarà l’industria del porno  a dare lezione».
Rachel Guest, creativa pubblicitaria, ha detto:
«E’ preoccupante pensare a ciò che afferma la ricerca, quasi il 90% dei giovani nell’età media tra gli otto e undici anni sarà esposto all‘hardcore porno online. Molti genitori non si rendono conto che abbiamo bisogno di avviare il dialogo con i giovani. La semplice conversazione tra genitore e figlio può dare al bambino la capacità di parlare del contenuto che inevitabilmente andrà a vedere».
In conclusione si tratta di una buona campagna, ricorda ai genitori che nell’era digitale, con i loro figli hanno bisogno di questo tipo di “dialogo”, molto prima di quanto facessero i genitori delle generazioni precedenti.

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