L’ultima speranza per combattere la resistenza agli antibiotici? Il sangue del drago di Komodo

Nel sangue della lucertola più grande del mondo potrebbero esserci gli ingredienti che ci rendono immuni ai temuti batteri resistenti agli antibiotici.
I draghi di Komodo tre metri di lunghezza e un peso di 70 chili, hanno incuriosito il mondo scientifico, sono il tipo di lucertola che con la forza nelle loro fauci uccidono il bufalo d’acqua la loro preda più grande. I ricercatori hanno scoperto che la loro bocca oltre a denti affilati contiene un cocktail di veleno di almeno 57 tipi di batteri pericolosi che infettano coloro che sono morsi: non è del tutto chiara la provenienza di questi batteri. Recentemente gli scienziati hanno suggerito che potrebbe dipendere da fonti contaminate di acque di scarico.
Il gruppo di ricercatori del George Mason University ha prelevato il sangue dei draghi di Komodo, l’ha analizzato per vedere se potevano trovare tracce di peptidi antimicrobici cationici, sono piccole molecole proteiche costituite da sequenze di 15-30 aminoacidi, molto diffuse in natura, agendo come difesa di prima linea contro gli agenti infettivi, costituiscono una parte importante dell’immunità degli esseri viventi, incluso l’uomo. Precedenti ricerche da parte del team nel 2015 avevano individuato questi peptidi nel sangue dell’alligatore.
Monique van Hoek biochimico ha detto:
«E’ quella parte del sistema immunitario che ti tiene vivo nelle due o tre settimane prima di poter produrre anticorpi per contrastare un’infezione batterica. Fa parte della nostra generalizzata risposta immunitaria».
I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul Journal of Proteome Research. I ricercatori con una tecnica sviluppata in laboratorio, per catturare i peptidi nei campioni di sangue hanno utilizzato una base di gel con nanoparticelle caricate negativamente. Le successive analisi hanno identificato 48 potenziali campi, 47 erano quelli di peptidi derivati da proteine istoniche, note per avere proprietà antimicrobiche. Il team dopo aver sintetizzato otto di questi peptidi, li ha testati contro due superbatteri, Staphylococcus aureus (MRSA) e Pseudomonas aeruginosa. E’ emerso che nelle colture coltivate in laboratorio tra gli otto peptidi sintetizzati, sette erano efficaci a uccidere entrambi i batteri, mentre uno è stato efficace solo contro la Pseudomonas aeruginosa.
I ricercatori sperano che i futuri studi di questi peptidi possano portare a nuovi farmaci antibiotici efficaci a combattere i superbatteri mortali.

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