Le bugie sul “Salva Roma”, una guerra del PD di Renzi al sindaco Marino che non chiede soldi ma strumenti legislativi

«Vittoria della Lega! Il governo ritira il decreto e gli italiani risparmiano 1 miliardo di euro, che sarebbe finito a tappare il buco della Città più indebitata del mondo», esulta Matteo Salvini. Ed è soddisfatto anche Flavio Tosi: «Impedisce l’ennesima sanatoria da parte dello Stato, degli sprechi e della cattiva gestione del Comune di Roma».
Avete appena letto una spudorata bugia della Lega e di tutti quelli come il sindaco di Napoli Luigi De Magistris che ha chiesto al “governo dei sindaci” un decreto per salvare la città, come quello per Roma. Il sindaco di Napoli deve sapere che il Salva Roma non centra niente con la sua città, pizzicata dalla magistratura contabile ha elencato le irregolarità di bilancio e le inefficienze della città partenopea prima fra tutte, l’incapacità di riscuotere le tasse. Per tributi locali e contravvenzioni, l’evasione è superiore al 50%. E nel conto economico si procede come se nulla fosse, mentre a Roma le tasse e le contravvenzioni sono pagate dai cittadini e vengono riscosse dal Comune.
Il sindaco Luigi De Magistris per chiedere il “Salva Napoli” confusamente ha chiamato in causa Roma invece di far riferimento alle città di Catania e Palermo salvate con iniezioni di soldi pubblici fatte da Berlusconi per aiutare i suoi sindaci amici.
Il Salva Roma (leghisti e sindaco Luigi De Magistris drizzate le orecchie!) è tutto sulle spalle dei cittadini romani, stanno già pagando una partita contabile che trasferisce dal bilancio comunale a quella della gestione commissariale il debito pregresso (485 milioni di euro, di cui 315 inseriti nel bilancio 2013 e altri 170 nel bilancio 2014) per tornare in equilibrio. C’è da sapere infatti che Roma, unica in Italia, senza essere passata per il dissesto conclamato, deve rispettare un Piano di rientro che il governo Berlusconi ha ingessato con una norma ad hoc. La soluzione su cui si ragiona in queste ore è una «delegificazione» per decreto, per poi procedere con provvedimento amministrativo alla medesima partita contabile.
Il sindaco della Capitale Ignazio Marino, in due interviste a La Stampa e Repubblica si dice pronto a lasciare se non ci sarà un immediato intervento del governo: “Se il mio compito dev’essere licenziare 4mila dipendenti comunali, vendere Acea ai privati, liberalizzare trasporti e rifiuti (…), allora dovrà occuparsene un commissario liquidatore, non io“. A Radio24, il sindaco rincara la minaccia: “Diciamolo con chiarezza: per marzo non ci saranno i soldi per i 25mila dipendenti del Comune, per il gasolio dei bus, per tenere aperti gli asili nido o raccogliere i rifiuti e neanche per organizzare la santificazione dei due Papi, un evento di portata planetaria“. Senza il Salva Roma, ha spiegato il primo cittadino, “io da domenica blocco la città. I romani non potranno girare. Le persone dovranno attrezzarsi. Fortunati i politici del palazzo che hanno le auto blu e potranno girare“.
Il sindaco, nelle sue interviste ai quotidiani, chiede un intervento del governo e pone una scadenza precisa: “In assenza di interventi strutturali, saremo obbligati a fermare la città. Ma io non ci metto la faccia“. Osserva il primo cittadino: “Il 27 aprile si terrà a Roma un evento planetario, la santificazione di due papi, e io ho promesso a papa Francesco che avrei preparato tutto con cura. Se non ci sono le condizioni per farlo, dirò al governo che non ci sono le condizioni per fare il sindaco “.

La guerra al sindaco Marino, ma con chi ce l’ha di preciso?
“Intanto con un M5S gestito in modo irresponsabile, incapace di capire che sedere in Parlamento non è come giocare a Monopoli, significa occuparsi dei problemi della gente e provare a risolverli. Io comprendo le dinamiche che portano a migliorare o cancellare una norma, ma non il tanto peggio tanto meglio, godendo se la capitale fallisce e magari si abbassa il rating del paese“.

Scusi, ma il M5S è all’opposizione, non ha i numeri per affossare un decreto: la responsabilità non sarà forse dei governi di centrosinistra e della maggioranza che li sostiene e di cui il Pd, il suo partito, è il principale azionista?
“Sono d’accordo. Sul Salva Roma si è davvero perduto troppo tempo in Parlamento, alcuni hanno teorizzato che quelle norme fossero capricci, ciliegine da mettere sulla torta. Senza realizzare che avendo io ereditato un debito da un miliardo di euro, tra un po’ non avremo i soldi per il gasolio e dovremo fermare tutto: non raccogliere più i rifiuti, non far uscire i bus dai depositi, non per un giorno, per sei mesi! Ma io saprei cosa fare per far riprendere la città”.

Con i soldi dello Stato è facile.
“No, con i soldi nostri. Noi non abbiamo chiesto un solo euro allo Stato, il Salva Roma ci fa semplicemente recuperare risorse già versate come prestito alla gestione commissariale utilizzando le tasse dei romani. Con il mio metodo si governerebbe solo coi soldi che ci sono, non facendo debiti, l’era dei debiti è finita. E si caccerebbero i lestofanti, affidando la guida della città alle persone per bene di cui mi sono circondato”.

Certo che lei, pur essendo un renziano, non è che sia stato proprio aiutato: alla prima occasione il governo Renzi si è sfilato.
“Non c’erano i tempi tecnici per porre la questione di fiducia”.

Ma forse non si è neanche speso più tanto: la mediazione con il M5S l’ha tentata lei da solo.
“Io ho chiesto al M5S, attraverso il loro capogruppo in Campidoglio, di capire che qui non era in gioco una sfida a risiko tra grillini e Renzi, ma il destino della capitale d’Italia. Per loro però è più importante continuare a giocare che salvare la capitale e il paese”.

E ora? Ha intenzione di dimettersi?
“Io ora voglio sapere dal governo qual è la mia job description: se il mio lavoro è fare il sindaco, eletto con il 64% voti per cambiare Roma attraverso legalità, trasparenza e bilanci in regola, una città dove non si decide più nei salotti buoni, io ci sto. Se invece il mio compito dev’essere licenziare 4mila dipendenti comunali, vendere Acea ai privati, liberalizzare trasporti e rifiuti, e non fare nessuna manutenzione in una città che ne ha un disperato bisogno, allora dovrà occuparsene un commissario liquidatore, non io”.

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