L’alunno Renzi interrogato dalla maestra Merkel: impreparato (foto)

L’impressione di Renzi alunno al cospetto della maestra Merkel non è solo mia, dopo aver preparato l’immagine quì sotto, in rete ho incrociato un ottimo articolo scritto da Arrigo D’Armiento. Eccolo:
Il giudizio sulla preparazione scolastica del nostro presidente del consiglio non è della professoressa Merkel, è soltanto la mia impressione guardando la foto pubblicata sul Corriere.it. Anzi, no: da oggi non c’è più Corriere.it, il sito è stato ribattezzato Corriere della sera. Quella foto mi ha ricordato gli ultimi esami a cui sono stato sottomesso, nel secolo passato. La scena è la stessa: la professoressa (la Merkel) su una poltrona con le braccia posate stancamente sulla scrivania a protezione del registro dei voti e l’interrogato (Renzi) seduto in pizzo su una sedia scomoda posta a un angolo della stessa scrivania.
La professoressa guarda in silenzio l’interrogato, il quale annaspa cercando di ricordare, con l’aiuto del ditino battuto sul tavolo, la data esatta dell’inizio e della fine delle guerre puniche. La prof non è soddisfatta della risposta, lo dice la sua faccia. Anzi, è piuttosto perplessa, forse pensa: che cosa c’entra il Jobs Act con le guerre puniche? Negli occhi della Merkel si legge il dubbio: lo boccio o lo rimando a ottobre? Lo sapremo presto.

Angela-Merker-alunno-Renzi
In mezzo a loro, una signora dall’aspetto molto stanco. È l’interprete, ma sta zitta. Vuoi vedere che Renzi, il ducetto – come lo chiama qualche giornale impertinente – fa come il duce che negli anni Trenta, millantando di conoscere la lingua tedesca come il dialetto romagnolo, si fece incastrare in un patto di cui non afferrò se non dopo anni il vero contenuto?
Ma no, ho scherzato. Da una foto non è possibile capire tutte queste cose. Matteo Renzi non è, o non ha ancora dimostrato di essere, uno sprovveduto. Se ha l’aria un po’ spaesata da studente impreparato è solo perché è il suo primo incontro con una leader straniera, una tosta come la Merkel. Se saprà difendere gli interessi italiani, lo vedremo.
Però, Matteo mi permetta di dargli un suggerimento. Quando incontra un leader europeo, non faccia come Totò davanti a Alberto Sordi che nel film I re di Roma bocciò il principe aspirante impiegato di terza categoria. Faccia come il protagonista di Totò, Peppino e la malafemmina (nessun riferimento al capo del governo tedesco) che, a Mezzacapa che pretendeva un congruo risarcimento per la distruzione di un muro, rispondeva sempre “No, troppo, troppo, quel muro non valeva niente” ancor prima che il creditore riuscisse a dire quanti soldi pretendeva.
Insomma, basta arricchire i crucchi foraggiandoli coi soldi sottratti alle nostre tasche. Renzi, dopo aver appreso dal compaesano Machiavelli come si conquista il potere, impari da Totò come si fa a conservarlo.

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