La storia della cavità segreta scoperta nella statua di Leonardo da Vinci all’aeroporto di Fiumicino

La gigantesca statua di Leonardo da Vinci nel piazzale dell’aeroporto di Roma Fiumicino dal 19 agosto 1960 giorno dell’inaugurazione nel corso degli anni è stata vista da milioni di viaggiatori in arrivo e in partenza.
La monumentale statua di bronzo alta nove metri, poggiata su un basamento alto tre metri, è opera dell’artista bulgaro Assen Peikov, espatriato in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. L’artista quando la città di Roma annunciò un concorso per un’opera d’arte da installare nel piazzale dell’aeroporto di Fiumicino, vinse con la sua idea, una statua dedicata a Leonardo da Vinci, raffigurato con una mano sollevata a indicare il cielo e con l’altra a sostenere sul palmo una delle sue più interessanti invenzioni relative agli studi sul volo: la vite aerea.leonardo-da-vinci-aeroporto-statua
La statua nel 2006 sottoposta a lavori di manutenzione e restauro ha svelato il suo segreto: all’interno di una cavità un addetto ha trovato due pergamene in perfette condizioni, probabilmente lasciate da Assen Peikov. La prima scritta in latino classico, racconta la storia del paesaggio, dove è sorto l’aeroporto. L’altra pergamena riporta l’elenco delle persone partecipanti all’inaugurazione dell’aeroporto (vedi video), tra i più importanti Giovanni Gronchi (Presidente della Repubblica Italiana nel 1960), e Giulio Andreotti (ministro della Difesa nel 1960, in seguito diventato Presidente del Consiglio).

La statua si trova a circa 180 metri a sud del terminal dell’aeroporto. Il modo più semplice per raggiungerla dai terminali è di utilizzare uno dei ponti pedonali che conducono ai parcheggi, poi a piedi lungo la via Generale Felice Santini.

Cenni su Assen Peikov
Alberto Savinio pittore e critico d’arte, su Assen Peikov ha scritto:
«Lavora con l’innocenza di un barbaro e la nostalgia per un mondo perduto, ispirato da una fede incrollabile nella santità della natura».
Nato nel 1908 nella città di Sevlievo, a nord della montagna balcanica, Assen Peikov ha superato con difficoltà l’assassinio del padre. Nel 1928, si è trasferito alla città di Sozopol sulla costa del Mar Nero. Lì, ha scoperto la sua passione per l’argilla, consapevole del suo enorme talento, ha lasciato la Bulgaria nel 1977 in cerca di un luogo abbastanza grande da soddisfarlo. In primo luogo, si recò a Parigi, poi da Madrid agli Stati Uniti, infine, si stabilì a Roma, dove divenne uno studente presso l’Accademia di Belle Arti.
In seguito il suo studio di Via Margutta 54 è diventato un punto di riferimento degli intellettuali italiani. Il suo magico lavoro è stato apprezzato dal poeta Giuseppe Ungaretti, il musicista Bruno Barilli, l’espressionista Renato Guttuso, il regista Cesare Zavattini e molti altri.
Assen Peikov espressione dell’avanguardia artistica, tra il 1940 e il 1960 ha partecipato alla ricerca di una rinnovata simbologia ed estetica. Fonte inesauribile d’idee e di energia, ha lavorato con il marmo, il metallo, il legno, la porcellana e persino la cera. Il suo tema è diventato in assoluto il ritratto: da Mozart al sovrano bulgaro Khan Asparuh, da Alexander Fleming ad Ava Gardner. Oltre 1.000 teste e busti di politici e intellettuali del secolo scorso ora sono sparsi in gallerie e collezioni private negli Stati Uniti, Europa e Sud America.
Giorgio de Chirico amico del talentuoso Assen Peikov ha detto: «Le sue sculture dimostrano quanto sente e ama la forma e la plasticità dei corpi».
Assen Peikov è morto nel 1973, è possibile ascoltare una bella intervista del 1954 realizzata dal giornalista Mario Ferretti per il documentario “Gente di via Margutta“.

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