Il 22% degli utenti di smartphone al mondo utilizza il blocco della pubblicità

Molte delle più grandi società di Internet al mondo, come Google e Facebook, fanno molto affidamento sulla pubblicità per finanziare il loro impero online, è un modello di business sempre più sotto minaccia perché un utente di smartphone su cinque (o quasi 420 milioni di persone in tutto il mondo), sul cellulare durante la navigazione web utilizza il software ad-blocking (blocco della pubblicità). Ciò rappresenta un incremento annuo del 90 per cento, secondo un nuovo rapporto di PageFair, start-up che aiuta a recuperare una parte di questi introiti pubblicitari persi, e Priori Data, una società che tiene traccia delle applicazioni per smartphone.
L’uso di software ad-blocking ha diviso il mondo online, i sostenitori dicono che permette alle persone di avere un migliore accesso ai contenuti, senza dover soffrire per gli annunci, i contrari, in particolare le aziende che si basano sulla pubblicità, dicono che bloccare gli annunci vìola, il contratto implicito che le persone accettano per vedere il contenuto online, gran parte pagato dalla pubblicità digitale.
Il blocco della pubblicità sul mobile, però, è diventato particolarmente diffuso nei mercati emergenti, dove le persone fanno più affidamento sui propri smartphone per utilizzare Internet: nella regione Asia – Pacifico il 36 per cento degli utenti di smartphone già utilizza il cosiddetto ad-blocking browser sui propri dispositivi mobili, consente di rimuovere gli annunci online quando usano Internet; in India e Indonesia – al mondo due dei mercati Internet in più rapida crescita – è utilizzato da quasi i due terzi degli utenti di smartphone. Sean Blanchfield, amministratore delegato di PageFair ha detto:
«Abbiamo scoperto risultati sorprendenti perché in Occidente spesso non prendiamo in considerazione  ciò che accade nei paesi in via di sviluppo. E’ solo una questione di tempo poi anche in Occidente dilagherà l’ad-blocking Mobile».
Patrick Kane, amministratore delegato di Priori Data, ha aggiunto:
«Il maggiore utilizzo del software di blocco pubblicitario nei mercati emergenti è stato determinato dai tentativi di minimizzare la spesa per i dati mobili. L’ad-blocking Mobile nell’impedire gli annunci sui cellulari aiuta la conservazione dei dati e la velocizzazione del caricamento delle pagine web».
PageFair riporta che per ora anche se l’ad-blocking Mobile è un fenomeno del mercato emergente, all’industria pubblicitaria globale sta già costando miliardi di dollari l’anno per mancati introiti, secondo le stime circa 200 milioni di persone sui propri computer desktop hanno anche un software di blocco degli annunci.
Eppure, in confronto di 159 milioni di persone in Cina, solo 4,3 milioni di americani (il 2,2 per cento dei possessori di smartphone), sul loro dispositivo utilizzano il blocco della pubblicità. E’ previsto un aumento dell’utilizzo del blocco pubblicitario, accadrà appena gli utenti dei mercati occidentali utilizzeranno maggiormente il loro smartphone per raggiungere Internet.
Three UK, operatore mobile inglese, gemello di 3 Italia, nel mese di giugno, in tutta la sua rete condurrà un test ad-block, permetterà agli utenti di evitare la pubblicità sul cellulare. Digicel, provider che opera principalmente nei Caraibi, ha iniziato a offrire un servizio simile.
Gli analisti dicono che tali iniziative possono violare le cosiddette regole della neutralità della rete, queste prevedono lo stesso trattamento di tutti i dati online, tra cui gli annunci invadenti. Gli esperti legali, però, dicono che oltre alla verifica di conformità alla neutralità della rete, l’uso di blocco degli annunci deve ancora essere messo in discussione nei tribunali.
Sean Blanchfield, amministratore delegato di PageFair in conclusione ha aggiunto:
«Nonostante questa incertezza giuridica, l’interesse della gente nel bloccare gli annunci, in particolare sui loro cellulari, è improbabile che tenda a diminuire perché è già utilizzato da centinaia di milioni di persone, come si suol dire non si può rimettere il gatto nella borsa».

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